Ieri mattina. O forse martedì, boh. Ero sul balcone, camicia da notte leggera, senza mutande. L’odore del caffè forte mi saliva dal naso, caldo, amaro. La brezza di montagna mi accarezzava le cosce nude. La macchina dei gendarmi è partita piano dalla casa di fronte. Quel capitano, occhi da lupo, mi aveva fissato le tette mentre parlavamo. Ho sorriso, ho incrociato le gambe piano, lasciando intravedere la mia fica rasata. Ora, il silenzio. Il sipario di Berthe si muove appena, quella vecchia ficcanaso. E poi lo vedo: Robert, il postino in pensione, magro ma con quel cazzo che so bene. Sgattaiola dal retro, entra da Sandrine… no, sono io Sandrine. Scusa, mi chiamo Sandra, italiana qui a Mérissard da anni. Marito sempre in viaggio. Robert bussa piano alla mia porta sul retro. Cuore che pompa. Apro, lui dentro in un secondo. I nostri sguardi si incatenano. ‘I gendarmi?’ sussurro. ‘Niente, amore. Ma tu… sei una troia.’ Rido nervosa. Una macchina passa lenta nella via, fari che sfiorano il muro. Il mio balcone è aperto, luce fioca dentro. Lo tiro per la camicia, bocca sulla sua. Lingue che si mischiano, sapore di tabacco e sudore.

Le mani sue giù, pantaloni slacciati. Il cazzo salta fuori, duro come ferro, grosso, venoso. ‘Mmm, Popaul è pronto,’ dico ridendo. Lo prendo in mano, pelle calda, palpita. Mi inginocchio, lo lecco dalla base, saliva che cola. Gulp, lo ingoio tutto, gola piena. Lui geme piano, mani nei miei capelli. ‘Sandra, sei una dea.’ Succhio forte, lingua sul glande, bolas in bocca. Mi alzo, lo spingo contro il muro del corridoio. Gambe aperte, la sua mano sulla fica. ‘Bagnata fradicia, puttana.’ Due dita dentro, pompo io sui suoi polpastrelli. ‘Fottimi, Roberto. Ora.’ Lui mi solleva una gamba, cazzo che preme sulla fica rasata. Entra di colpo, umido, stretto. ‘Ahhh!’ grido piano. Zigzagghiamo nel corridoio come ubriachi, lui che mi pompa, tette che ballano fuori dalla vestaglia. Contro il muro, fermi. Le sue mani strizzano i capezzoli duri. ‘Le tue tette sono perfette.’ Io stringo le cosce, vengo subito, fica che pulsa sul suo cazzo. ‘Sììì!’ sussurro, mordendomi il labbro. Paura: Berthe potrebbe spiare, o Elvira dalla vigna. Un rumore di passi fuori? No, vento. Mi giro, mani al muro, culo in fuori. ‘Ora il culo, amore. La porta stretta.’ Lui ride. ‘Larga ormai, grazie a me.’ Crème lubrificante? Ne tengo sempre, per urgenze. Glie ne metto sul cazzo, lucido. Glande sul buco, spinge piano. ‘Rilassati.’ Dentro, pieno, caldo. ‘Cazzo, sì!’ Geme lui. Va e vieni lenti, bolas che sbattono sulle mie chiappe. ‘Dimmi dei gendarmi.’ ‘Quel capitano ti voleva,’ dice pompando. ‘Ti ha vista la fica?’ Accelera, dito sul clito. ‘Sì, gli ho fatto vedere il pelo.’ Rido, eccitata. ‘Troia!’ Vengo di nuovo, culo che stringe. Lui spinge forte, ‘Sto venendo!’ Sborra calda dentro, fiotti nell’intestino. Ansimo, sudore che cola.

Lo Sguardo dal Balcone e la Tensione che Sale

Crolliamo piano. Lui esce, sperma che gocciola dalla fica e culo. ‘Non dire niente,’ dico pulendomi con le dita, leccandole. ‘Segreto nostro.’ Bacio veloce, se ne va dal retro. Io chiudo, balcone ancora aperto, odore di sesso nell’aria. Ora, ogni vicino ha un segreto. Berthe che spia, Robert mio amante, quel capitano che tornerà. Il borgo non è più lo stesso. Ogni finestra nasconde una fica bagnata, un cazzo duro. Adrenalina pura. Non vedo l’ora della prossima.

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