Ero sul balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazza. La luce del tramonto filtrava fioca nell’appartamento di fronte. Il rumore di una macchina in strada, lontana. E lì, dietro la tenda che si muoveva appena, lui. Luca, il nipote del mio vicino, quel ragazzo di diciannove anni che somigliava tanto allo zio, ma più giovane, più… affamato.

Lo vedevo allenarsi, a torso nudo, sudato. I muscoli tesi, il sudore che gli colava sul petto. I nostri sguardi si incrociarono. Io, in vestaglia leggera, niente sotto. Sorrisi, lasciando che si aprisse un po’. Lui arrossì, ma non distolse gli occhi. ‘Cazzo, mi sta guardando’, pensai, e un brivido mi salì tra le cosce. Prossimità pericolosa, vicini di casa. Se mio marito tornava presto… ma l’adrenalina mi eccitava.

Lo Sguardo dal Balcone e la Tensione che Sale

La tenda si mosse di nuovo. Lui si avvicinò alla finestra, il rigonfiamento nei pantaloncini evidente. Io mi appoggiai al parapetto, lasciando intravedere un seno. ‘Vieni, piccolino’, mormorai tra me. Il cuore batteva forte. Un clacson in basso, qualcuno che parcheggiava. Paura e desiderio mischiati.

Poi, un messaggio sul telefono. ‘Sophie? Sono Luca. Ti vedo dal balcone. Posso venire da te?’. Cazzo, ce l’aveva il mio numero dallo zio. ‘Porta le chiavi della casa vuota di fronte’, risposi. ‘Ti aspetto lì. Silenzio.’

Arrivò trafelato, la porta si chiuse piano. ‘Sei… sei bellissima’, balbettò, occhi sul mio décolleté. Io lo tirai dentro, mano sul suo petto sudato. ‘Shh, non fare rumore. I vicini potrebbero sentire.’ Le sue mani tremavano mentre mi slacciava la vestaglia. Nuda davanti a lui, i capezzoli duri.

Lo spinsi sul divano, gli abbassai i pantaloni. Il cazzo balzò fuori, duro, incurvato verso l’alto, venoso. ‘Porca puttana, che bestia’, dissi, afferrandolo. Lui gemette. ‘Sophie… non ho mai…’. ‘Lo so, zia me l’ha detto. Ti do la tua prima lezione.’

Lo mastorbai piano, unghie rosse sulla pelle calda. Lui ansimava, occhi fissi. ‘La finestra… se ci vedono…’, sussurrò. ‘Meglio, mi eccita.’ La luce tamisée illuminava il suo cazzo che pulsava. Un’auto passò, fari che sfioravano la tenda. Paura pura, figa bagnata.

La Scopata Esplicita con il Rischio di Essere Visti

Mi inginocchiai, lo presi in bocca. Succhiavo forte, lingua sul glande. ‘Ahhh, cazzo!’, gridò piano. Venne subito, sborra calda in gola, getti infiniti. Tossii, ma ne volli ancora. ‘Già duro di nuovo? Bravissimo.’ Presi un preservativo dal borsetta, glielo misi.

Mi sdraiai sul divano, gambe aperte. ‘Vieni, scopami.’ Lui entrò goffo, ma profondo. ‘Piano, cazzo, non così forte!’, lo guidai. Il suo cazzo incurvato mi sfregava il punto G. ‘Oh sì, lì…’. Pompatura ritmica, il divano scricchiolava. Mani sui miei tette, le strizzava. ‘Sei una troia… una dea’, ansimava.

Mi girai, a pecorina. ‘Ora da dietro.’ Mi prese i fianchi, mi sfondò. ‘Cazzo, che fica stretta!’. Clac clac contro il mio culo. Mi masturbavo il clito, venni urlando piano, corpo scosso. Lui accelerò, ‘Sto venendo!’, e si svuotò nel preservativo.

Non finito. Lo cavalcai, tette che ballavano. Lui le leccava, mordeva i capezzoli. ‘Fottimi forte!’. Salivo e scendevo, la sua verga mi riempiva. Un altro orgasmo mi travolse, poi lui venne di nuovo.

Esausti, sudati. ‘È stato… incredibile’, disse, baciandomi. Pulimmo tutto in fretta. ‘Non dirlo a nessuno.’

Tornai a casa, balcone vuoto ora. Il caffè finito, freddo. Ma quel segreto… ora ogni finestra brilla di possibilità. Il vicinato non è più lo stesso. Ogni tenda nasconde un desiderio. E io, voglio di più.

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