Ero sul mio balcone, con il caffè in mano, quell’odore forte che mi riempiva le narici. Era sera, luce tamisée negli appartamenti intorno. Dall’altra parte del cortile, la finestra della vecchia signora Rossi era socchiusa, il rideau che si muoveva piano con la brezza. Lei, sui 90 anni, seduta sul divano, vestaglia aperta. La vidi toccarsi piano, le mani tremanti sul seno cadente, poi più giù, tra le cosce rugose. Il cuore mi batte… bum bum. I nostri sguardi si incrociarono. Non si fermò. Sorrise, un sorriso malizioso, e fece un cenno con la mano: ‘Vieni qui, cara’.

Esitai. Una macchina passò in strada, rombando piano. L’adrenalina mi prese. Scesi le scale di corsa, bussai piano alla sua porta. Aprì, profumata di lavanda, occhi vivaci. ‘Entra, tesoro. Ti ho vista guardare. Mi eccita’. Mi fece sedere sul divano, versò del vino. ‘Raccontami una storia, qualcosa di sporco. Tre parole: caldo, azzurro, sodomia’. Improvvisai, voce bassa, eccitata. ‘Immagina una ragazza sul lettino azzurro, sotto il sole caldo. Il suo amante le lecca il culo, poi la incula piano…’. La sentii ansimare, le guance rosse. Si aprì la vestaglia, nuda, figa bagnata nonostante l’età.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

‘Continua’, disse, mano tra le gambe. Ma io non ressi. Mi avvicinai, le baciai il collo rugoso. ‘Voglio farti godere io’. Lei gemette: ‘Sì, cazzo, fai’. La spinsi sul divano, finestra aperta, cortile sotto di noi. Leccai la sua figa salata, sapore di donna esperta. ‘Oh Dio, la lingua lì…’, mugolò. Le dita nel culo, umide di saliva. ‘Inculami, troia giovane’. Presi il suo dildo dal cassetto – lo sapevo, l’avevo spiata altre volte – grosso, azzurro come la mia storia. La girai a pecorina, faccia contro il vetro. ‘Guarda giù, potremmo vederci’. La strada buia, luci accese altrove. Spinsi piano: ‘Prendilo tutto, nonna’. Entrò stretto, lei urlò piano: ‘Più forte, rompi il mio culo vecchio!’. Pompativa, schiaffi sul sedere flaccido, sudore che colava. Il dildo entrava e usciva, bagnato fradicio, il suo buco dilatato. ‘Sto venendo… cazzo, sì!’. Tremò tutta, spruzzò sul pavimento. Io mi toccai, venni anch’io pensando ai vicini che potevano sentire.

Un rumore: passi nel cortile? Ci gelammo, ma niente. Rise piano: ‘Bel rischio, eh?’. Ci rivestimmo, ansimanti. Mi diede una busta con soldi – ‘Per la storia e… questo’. La baciai sulla guancia. Tornai a casa, balcone ancora caldo di caffè freddo. Ora ogni luce nel condominio mi eccita. Quel segreto carnale mi cambia tutto: la Rossi non è più solo la vecchietta, è la mia puttana proibita. E chissà chi ci ha visti.

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