Ero sul balcone con una tazza di caffè fumante, l’odore forte che mi riempiva le narici. Era sera, le luci della via si accendevano piano, un’auto passava lenta rombando sotto. Di fronte, nell’appartamento dirimpetto, la finestra di Marco era socchiusa, la tenda bianca che si muoveva appena con la brezza. Lui era lì, il mio vicino single, quel tipo alto con i muscoli tesi e i capelli neri scompigliati. Lo vedevo spesso, saluti frettolosi in cortile, sorrisi che duravano un secondo di troppo. Stasera… cazzo, era mezzo nudo. Camicia aperta, pantaloni slacciati, si stava massaggiando il petto con olio lucido, le mani grandi che scivolavano lente. Mi sono fermata, il cuore che batteva forte. Mi ha vista? La tenda ha tremato, i suoi occhi hanno incrociato i miei. Un sorriso malizioso, ha continuato, ma più piano, come se sapesse. Ho sentito un calore tra le gambe, la fica che si bagnava piano. ‘Merda, Sofia, smettila’, mi dicevo, ma non riuscivo a muovermi. Lui ha abbassato lo sguardo sul suo cazzo, già mezzo duro sotto i pantaloni. L’ha toccato attraverso il tessuto, un gesto lento, provocante. Io stringevo la tazza, le mani tremavano. Un vicino è passato sotto, tossendo, e io ho trattenuto il fiato. Proibito, così vicino, così pericoloso.

La tensione saliva, elettrica. Mi ha fatto cenno con la testa, ‘vieni qui?’, ha mimato con le labbra. Io ho esitato, il caffè versato un po’ sul balcone. ‘Dai, Sofia, è solo uno sguardo’, pensavo, ma la fica pulsava. Ho aperto la porta finestra, sono uscita di più, la camicia da notte leggera che si appiccicava alla pelle sudata. Lui si è alzato, ha lasciato cadere i pantaloni. Cazzo, enorme, duro come pietra, venoso. Si è girato verso la finestra, ha iniziato a menarselo piano, gli occhi fissi nei miei. Io mi sono toccata sopra la seta, il clitoride gonfio, mordendomi il labbro. ‘Ti piace, troia?’, ha detto a voce alta, sicuro che lo sentissi. Ho annuito, ‘sì, continua’. La strada era quieta, ma ogni rumore – un cane che abbaiava, passi lontani – mi faceva tremare di eccitazione. Lui accelerava, gemendo basso, io infilavo dita sotto, bagnata fradicia. Poi ha fermato, ha indicato la porta. ‘Scendi’, ha ordinato. Io ho obbedito, scalza, cuore in gola.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

Sono arrivata alla sua porta, ha aperto nudo, mi ha tirata dentro di peso. ‘Ti guardavo da giorni, puttana’, ha ringhiato, premendomi contro il muro vicino alla finestra aperta. Le sue mani ruvide sulla mia fica, dita dentro di colpo, ‘sei inzuppata’. Io gemevo, ‘fottimi, Marco, ora’. Mi ha girata, fica contro il vetro freddo, il suo cazzo che spingeva tra le cosce. ‘Guarda fuori, magari ci vedono’, ha sussurrato, entrandomi dentro con una stoccata violenta. Cazzo, mi riempiva tutta, duro e profondo. Pompava forte, pacche sul culo, ‘prendi questo cazzo, vicina troia’. Io urlavo piano, tette schiacciate sul vetro, clitoride sfregato dal bordo. Sentivo l’aria della sera, il rischio – ‘e se passa qualcuno?’. Lui rideva, ‘meglio, che vedano come ti sfondo’. Mi teneva i capelli, mi sbatteva, il suo cazzo che entrava e usciva, bagnato dei miei succhi. ‘Vengo, cazzo’, ha grugnito, tirandosi fuori e schizzandomi la schiena di sborra calda, che colava giù. Io mi sono toccata furiosa, orgasmata tremando, la fica che squirta sul pavimento. Lui mi leccava il collo, ‘brava ragazza’.

Siamo crollati sul divano, sudati, ansimanti. Ha chiuso la finestra, ma il segreto era lì, appiccicoso tra noi. Ora ogni volta che lo vedo in cortile, con la spesa o la posta, quel sorriso complice mi fa bagnare di nuovo. La coproprietà è cambiata: ogni tenda mosso, ogni luce accesa, è un invito proibito. E io? Io aspetto la prossima notte, col caffè in mano.

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