Ero sul mio balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria calda di luglio. La luce tamisée dell’appartamento di fronte filtrava attraverso la tenda bianca, che si muoveva piano, come se qualcuno respirasse pesante. Lui, Marco, il nuovo vicino al piano di sopra. Ex capitano dei carabinieri, trasferito qui in questo paesino tranquillo del centro Italia dopo missioni all’estero. L’ho visto arrivare un mese fa, alto, muscoloso, con quel culo sodo nei jeans.

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Ieri, riunione condominiale per la sicurezza della festa del patrono. Tutti lì, pompieri, comune, io come rappresentante delle donne del palazzo. Lui era lì, serio, che parlava di perimeteri e controlli. I nostri sguardi si sono incrociati. “Buonasera, signora Laura”, mi ha detto con un sorriso. Io, quarantenne sposata, due figli, marito preside, ma con una fica che fremeva. “Chiamami Laura, e tu?”. “Marco”. La sua mano grande sulla mia, elettrica.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

Dopo, mi ferma: “Hai un minuto? Parliamo di questi problemi di furti nel quartiere”. Saliamo da lui, scala stretta, sudore che cola. “Entra, è un attico mansardato, mio marito l’ha sistemato”. No, aspetta, è il mio vicino, non ho marito bricoleur, ma lui ha un tocco da uomo pratico. Si cambia, io aspetto sul divano. Esce in shorts e maglietta attillata, muscoli gonfi. “Fa caldo, eh? Un bicchiere di prosecco?”. La sua voce bassa, diretta.

Parliamo, ma i miei occhi scendono sul suo pacco che si gonfia. Racconto di un episodio vecchio, al mare, senza mutande, vista da un venditore nero – idee che mi eccitano. “E tu, ce l’hai le mutande stasera?”. Rido, nervosa. Lui si avvicina, odore di uomo, colonia mista a sudore. “Verifica tu”. Le sue labbra sulle mie, lingua che invade. Mano sul mio culo, sotto la gonna leggera estiva. Niente reggiseno, tette libere.

La tenda del balcone socchiusa, macchina che passa in strada, fruscio di foglie. Lo spingo sul divano, gli abbasso i pantaloni. Il suo cazzo duro, grosso, vene pulsanti. “Cazzo, Laura, sei una troia”. Lo prendo in bocca, succhio forte, saliva che cola. Lui geme, mano nei miei capelli. “Aspetta, andiamo fuori, sul balcone”. Cuore che batte: i vicini sotto, finestre illuminate.

La Scopata Intensa con Rischio di Essere Visti

Lo monto, fica bagnata che lo ingoia. “Scopami, Marco, forte”. Lui mi sbatte, bassin che ruota, clitoride sfregato. “Se ci vedono?”. “Meglio, mi eccita”. Paura e adrenalina: tenda che trema, luce da appartamento di lato. Il suo cazzo mi riempie, entra e esce con schiocchi umidi. “Vengo, troia”. “Dentro, riempimi la fica”. Sborra calda che mi inonda, io squirto, gambe che tremano. Non basta: lo giro, pecorina contro la ringhiera. Mi incula piano, poi forte. “Prendi il mio cazzo nel culo”. Dolore piacere, urlo soffocato. Altro orgasmo, suo sperma che cola.

Tutta la notte, posizioni su posizione. Pipe, 69, lui che mi lecca la fica gonfia. Telefono: mio marito chiama. Rispondo, voce tremante, mentre Marco mi fotte da dietro. “Tutto bene?”. “Sì, amore, solo caldo”. Riattacco, rido. “Vichinga”. Al mattino, sudati, abbracciati. “Grazie, non scopavo così da anni”. Racconta avventure passate, ma ora è nostro segreto.

Scendo, sole alto, vicini che salutano normali. Ma ora vedo il condominio diverso: occhi indiscreti, balconi complici. Ogni tenda che si muove mi fa bagnare. Tornerò da lui, dopo la festa.

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