Ero sul balcone, caffè in mano, quel profumo forte che mi saliva nelle narici. La sera calava piano, luce tamisée nell’appartamento di fronte. La tenda si muoveva appena, un fruscio leggero. Poi lo vidi: Marco, il vicino del terzo piano, giovane, atletico, completamente nudo. Si asciugava dopo la doccia, corpo lucido d’acqua. Appoggiato al bordo del letto, testa all’indietro, capelli scuri bagnati che gli cadevano sulla schiena.

Le sue tette sode si alzavano piano col respiro. Ventre piatto, muscoli tesi. Gambe larghe, e lì… il suo cazzo, semi-eretto, pesante tra le cosce. Le palle gonfie, peli neri curati. Un piede nell’acqua del bagno vicino, lo agitava pigro. Mi bloccai. Un’auto passò in strada, clacson lontano, cuore che batteva forte. Mi aveva vista? No, sembrava perso nei suoi pensieri. Ma poi… i nostri sguardi si incrociarono. Non si mosse. Non coprì niente. Anzi, sorrise, mano che scivolava piano sul cazzo, facendolo indurire.

Lo Sguardo che Brucia nell’Interdetto

L’adrenalina mi invase. Ero in vestaglia leggera, niente sotto. La figa già bagnata, calore che saliva. Lui continuò, palle in mano, cazzo dritto ora, grosso, vena pulsante. Io esitai, mordicchiandomi il labbro. La tenda oscillava col vento. Qualcuno poteva passare sul pianerottolo? Ma cazzo, quel proibito mi eccitava da morire. Aprii un po’ la vestaglia, seni liberi, capezzoli duri. Lui annuì, occhi fissi, masturbandosi più forte.

Non resistevo. “Vengo da te,” dissi piano, ma lui capì dal labiale. Scomparve un attimo, poi la porta si aprì di sotto. Corsi giù scalza, scale buie, cuore in gola. Bussai piano. “Entra, troia,” sussurrò aprendola nudo, cazzo in mano. Mi tirò dentro, porta sbattuta. La sua stanza buia, odore di uomo, sudore fresco.

Mi spinse contro il muro, bocca sulla mia, lingua dentro. Mani ruvide sui miei seni, pizzicava i capezzoli. “Ti guardavo da giorni, figa bagnata eh?” Grugnii sì, mano sulla sua verga dura, calda, spessa. La strinsi, pre-eiaculazione appiccicosa. Mi inginocchiai, lo presi in bocca. Gulp, sapore salato, lo succhiai profondo, gola piena. Lui gemette, “Brava puttana, succhia forte.” Palle in bocca, le leccai, lingua sul culo peloso, stretto.

Sesso Crudo e il Terrore di Essere Visti

Mi alzò, mi buttò sul letto. Gambe spalancate, “Guardami la figa,” ordinai eccitata. Lui giù, naso dentro, “Che fica rasata, zuppa.” Lingua sul clitoride gonfio, lo succhiò, dita dentro, tre, che mi scopavano. “Urlo? Qualcuno sente,” dissi ridendo nervosa. “Fallo, troia, che ti sentano scopare.” Mi leccò l’ano, dito dentro, figa che colava sul letto. Venni urlando, corpo scosso, “Cazzo sì!”

Mi girò a pecorina, cazzo contro fica. “Prendilo tutto.” Entrò di colpo, grosso, mi riempì. Pompatate dure, palle che sbattevano sul clito. “Più forte, scopami!” Mani nei capelli, mi tirava, culo aperto. Paura costante: vicini sentono? Auto in strada, passi fuori. Mi eccitava di più. Cambiò, mi mise sopra, cavalcata selvaggia, tette che rimbalzavano. Succhiò capezzoli, io venni di nuovo, figa che stringeva.

“Ti riempio,” grugnì. Sparò dentro, caldo, tanto. Crollammo sudati, respiri affannati. “Meraviglia,” dissi ridendo. Lui accarezzò la figa gocciolante del suo sperma.

Ci rivestimmo piano, baci rubati. “Segreto nostro.” Uscii, scale silenziose. Ora il quartiere è diverso: ogni finestra un segreto, ogni vicino un brivido. Lo saluto col sorriso complice. Chissà cosa succederà ancora.

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