Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi riempiva le narici. La sera calava piano, luce tamisée nell’appartamento di fronte. Il rideau si muoveva appena, come se qualcuno esitasse a chiuderlo del tutto. E lì, Marco, il vicino del terzo piano, alto, muscoloso, con quella barba incolta che mi fa impazzire. L’ho visto togliersi la camicia, sudato dopo la palestra, i pettorali che luccicavano. Il cuore mi batteva forte. Sapevo che poteva vedermi, io in vestaglietta leggera, niente sotto, il vento che accarezzava la pelle.

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Mi sono sporta un po’, fingendo di annaffiare i fiori. Lui ha alzato lo sguardo, i nostri occhi si sono agganciati. Un sorriso complice? O solo paranoia mia? Ma no, ha continuato a spogliarsi, piano, come se sapesse. Pantaloni giù, boxer tesi su quel rigonfiamento. Cazzo, era duro. L’ho visto toccarsi, piano, mentre mi guardava. L’adrenalina mi ha invaso, la fica già bagnata. Un’auto è passata in strada, clacson lontano, e io ho stretto le cosce. ‘Ti vedo, Marco’, ho pensato. ‘E tu vedi me’. Il proibito del vicinato, così vicino, così pericoloso.

Lo Sguardo che Brucia Attraverso i Vetri

Ho lasciato cadere la vestaglia, nuda sul balcone, tette al vento, capezzoli duri. Lui ha spalancato gli occhi, mano sul cazzo, che pulsava grosso. Un gesto con la testa: ‘Vieni?’. No, troppo rischioso. Ma la voglia cresceva, insopportabile. Ho entrado, ma ho lasciato la porta-finestra aperta, luce accesa. Mi sono toccata, dita nella fica, gemendo piano, sapendo che mi spiava. Lui sul suo balcone ora, cazzo in mano, sega lenta. ‘Cazzo, vieni qui’, ha mimato con le labbra. Il cuore in gola, vicini di casa che potevano passare.

Non ce l’ho fatta più. Sono uscita, scale di corsa, sudata, nuda sotto il primo strato che ho afferrato: una gonna corta rossa, aderente, senza mutande. Ho bussato piano alla sua porta. ‘Chi è?’, voce rauca. ‘La tua vicina… apri’. Ha aperto di scatto, mi ha tirata dentro, porta sbattuta. ‘Cazzo, ti guardavo da settimane’, ha ringhiato, mani sulle mie tette, bocca sulla bocca. Baci bagnati, lingue che si divoravano. Odore di sudore maschile, caffè suo sul tavolo.

La Scopata Cruda con l’Adrenalina del Rischio

Mi ha spinta contro la finestra, gonna alzata, culo fuori. ‘Ti scopano tutti qui?’, ha chiesto, dita nella fica fradicia. ‘Solo te, se mi fai venire’. Rideau semi-aperto, luce della strada che filtrava, vicini che potevano vedere le ombre. Il suo cazzo, duro come ferro, grosso, vene gonfie, contro il mio culo. ‘Prendilo’, ho sussurrato. È entrato di colpo, fica piena, ‘Ahhh!’, ho urlato piano. Pompatura selvaggia, palle che sbattevano, ‘Sei una troia voyeur, eh?’. ‘Sì, scopami forte, fammi sentire il tuo cazzo grosso’. Mano sulla bocca per non gridare, l’altra sul clito, vorticoso.

Paura costante: e se qualcuno guarda? Auto in sosta giù, ombre che passano. Mi ha girata, gambe aperte contro il vetro, tette schiacciate, capezzoli sul freddo. ‘Guardali, potrebbero vederci’. Cazzo dentro fino in fondo, ‘Vieni, bagna il mio uccello’. Orgasmata violenta, squirto che cola, ‘Cazzooo!’. Lui ha accelerato, ‘Prendo la tua fica’, e ha sparato, sborra calda che mi riempie, gocciola sulle cosce. Ansimi, sudore misto, corpi appiccicati.

Ci siamo accasciati sul divano, corpi nudi, risate nervose. ‘Non dirlo a nessuno’, ha detto, bacio dolce. ‘Il nostro segreto’. Sono tornata a casa, gambe molli, sborra che usciva ancora. Ora, ogni luce accesa di fronte, ogni rideau che si muove, mi eccita. Il quartiere non è più lo stesso: pieno di segreti carnali, di voglie nascoste. E io? Pronta a spiare di nuovo.

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