Ero sul balcone con una tazza di caffè fumante, l’odore forte che mi riempiva le narici. La sera era tiepida, un’auto è passata lenta in strada, rombando piano. Di fronte, nell’appartamento dei vicini, la luce tamisée filtrava dal rideau semiaperto. L’ho vista subito: la ragazza giovane, quella nuova, sdraiata sul divano con le gambe spalancate. Camicetta aperta, tette nude che si muovevano piano al respiro. Parlava al telefono, kit hands-free, voce bassa ma chiara.

“Toglile le scarpe, Théo! Vogliamo stivali, cazzo, per farle rimbalzare il culo alla tua altezza.” Rideva piano, un filo nero intorno al capezzolo teso. Mi sono immobilizzata, il cuore che batteva forte. La mia fica ha iniziato a pulsare, bagnandomi le mutande. Ho socchiuso gli occhi, il rideau che si muoveva appena con la brezza. Ascoltavo, eccitata da morire. “Fessala, Théo, forte! Voglio sentire gli schiaffi.” Il suo tono calmo, quasi indifferente, mi faceva impazzire. Pensavo al mio vicino, quel tipo alto del piano di sotto, magari era lui al telefono.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

Mi sono avvicinata alla ringhiera, il caffè dimenticato. Lei si è messa in ginocchio nel riflesso, unghie laccate che agitava per asciugarle. “Succhialo, ma mani ferme! Fammi sentire la gola che sbatte sul cazzo.” La mia mano è scivolata sotto la gonna, dita sulla fica fradicia. Un brivido, paura che un altro vicino mi vedesse. L’auto di nuovo, fari che sfioravano il balcone. Il desiderio saliva, proibito, così vicino.

Poi l’ho sentito: passi sulle scale. La porta del mio pianerottolo. Era lui, il vicino di fronte, Théo, con i pantaloni tesi dal cazzo duro. Mi ha vista dalla finestra aperta, occhi fissi sui miei. “Ti ho sentita ansimare,” ha sussurrato, entrando senza bussare. Il cuore mi esplodeva. “Spiavo la tua troietta,” ho detto, voce tremante. Mi ha spinta contro il vetro, gonna alzata. “E ora ti scopo qui, con lei che ci guarda.”

La Scopata Selvaggia sul Balcone

Le sue mani ruvide mi hanno strappato le mutande, dita dritte nella fica zuppa. “Cazzo, sei fradicia,” ha ringhiato, pollice sul clito. Ho gemuto forte, tette schiacciate sul vetro freddo. Dietro, lei sul divano, ancora al telefono, forse ci sentiva. “Fottimi, Théo, spaciami la fica!” L’ha tirato fuori, cazzo grosso, vene gonfie, cappella viola. Me l’ha ficcato dentro di colpo, un colpo secco che mi ha fatto urlare. Pum-pum, ritmo selvaggio, palle che sbattevano sul mio culo. “Più forte, cazzo, fammi venire!” Sudore che colava, odore di sesso nell’aria. Paura folle: e se il vecchio del piano sopra sentiva? Un rumore di passi in strada, ci siamo fermati un secondo, ansimando. Poi di nuovo, lui che mi torceva i capezzoli, “Sborro dentro, troia voyeur.”

Ho stretto la fica intorno al suo cazzo, orgasmo che mi squassava, succhiando ogni goccia di sborra calda che schizzava dentro. “Sììì, riempimi!” gridavo piano. Lei di fronte, forse sorrideva nel buio. Ci siamo accasciati sul balcone, corpi appiccicosi, respiro pesante.

Ora, ogni volta che vedo le luci accendersi di fronte, mi bagno. Il quartiere è cambiato: segreti carnali ovunque, vicini che scopano nascosti. E io? Aspetto la prossima occhiata proibita, col cuore che pompa adrenalina.

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