Mi chiamo Giulia, ho 32 anni e vivo in un palazzo vecchio al centro di Roma. I vicini sono una noia mortale, tranne lui, Marco, quello dell’appartamento di fronte. Alto, muscoloso, con quel sorriso da stronzo che ti fa bagnare all’istante. Da settimane ci si guarda. Io sul balcone col caffè in mano, lui che fuma la sigaretta alla finestra. L’altro ieri, ehm… era tardi, tipo mezzanotte. La luce della strada filtra fioca, una macchina passa lenta rombando. Io sono in vestaglietta leggera, niente sotto, sudata per il caldo afoso. Vedo il suo rideau che si muove piano, appena un fruscio. Sbircio: è lì, in boxer, la mano che va su e giù sul pacco gonfio. Cazzo, il cuore mi batte forte. Mi appoggio al davanzale, le tette che sfregano il vetro freddo. Lui si ferma, mi fissa. I nostri occhi si incatenano. Sento l’odore del mio caffè freddo mescolato al gelsomino del cortile. Non distolgo lo sguardo, alzo un po’ la vestaglia, gli mostro la fica rasata che già luccica. Lui ansima, accelera la sega. L’adrenalina mi fa tremare le gambe.

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I giorni dopo è peggio. Ogni sera lo stesso gioco. Io lascio il rideau socchiuso, mi tocco piano mentre lui passa. La vicinanza è una tortura: solo un vicolo ci divide, basta un balzo per toccarsi. Stasera non ce la faccio più. Suono il campanello del mio appartamento? No, lui bussa alla mia porta. ‘Giulia, ho visto tutto’, dice con voce roca, entrando di forza. Lo tiro dentro, ‘Zitto, c’è il palazzo che dorme’. Le mani sue sulla mia vita, bocca sul collo. ‘Mi fai impazzire da settimane, troia’, ringhia. Io rido nervosa, ‘Fottimi allora, ma piano, che ci sentono’. Lo spingo sul divano, gli abbasso i pantaloni: cazzo enorme, venoso, già duro come ferro. Lo prendo in bocca, succhio forte, linguo le palle pelose. Lui geme, ‘Cazzo, sì, ingoialo tutto’. Sento passi nel corridoio fuori, un vicino che torna ubriaco. Paura mista a eccitazione, la fica mi cola.

Lo Sguardo che Accende il Desiderio

Lo cavalco, la vestaglia aperta, tette che rimbalzano. ‘Guardami mentre ti scopo’, gli dico, girandomi verso la finestra aperta. La luce del lampione illumina tutto, basta che uno alzi gli occhi. Lui mi afferra il culo, ‘Sei una puttana voyeur, eh?’. Spinge su, il cazzo mi spacca in due, entra fino alle palle. Io urlo piano, ‘Più forte, fammi venire!’. Mi sdraio sul tappeto, gambe spalancate, lui mi incula la fica senza pietà. Succo che schizza, puzza di sesso forte, sudore. ‘Sborrami dentro, riempimi!’, lo imploro. Sento un rumore, una finestra che si apre di lato? Non mi frega, vengo tremando, la fica che si contrae sul suo cazzo. Lui esplode, fiotti caldi di sborra che mi inondano, cola fuori gocciolando sul pavimento. Ansimiamo, corpi appiccicosi.

Dopo, ci rivestiamo in silenzio. ‘Non dire niente’, sussurro, baciandolo un’ultima volta. Esce, io chiudo la porta, cuore a mille. Mi guardo allo specchio: rossore, labbra gonfie, fica arrossata. Ora ogni luce accesa nel palazzo ha un segreto. Marco mi saluta col suo ghigno, e io so cosa nasconde. Il quartiere non è più lo stesso: ogni balcone, ogni finestra, puzza di proibito. E io? Io voglio di più.

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