Ero sul mio balcone, con una tazza di caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. La via era tranquilla, solo il rumore lontano di una macchina che passava. Guardavo distratta l’appartamento di fronte, le luci basse, il tendaggio che si muoveva appena con la brezza. Lui era lì, Fabrizio, il vichino single che abita al terzo piano. L’ho visto per la prima volta così, in mutande, seduto sul divano, una mano che scivolava piano sul suo cazzo già mezzo duro. Cazzo, che spettacolo. Il cuore mi è partito forte, un brivido mi ha percorso la schiena. Non dovevo guardare, ma… non riuscivo a staccare gli occhi.

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I nostri sguardi si sono incrociati di colpo. Lui ha alzato la testa, ha visto la mia finestra socchiusa, il mio viso illuminato dalla lampada del salotto. Ha esitato, la mano ferma sul suo uccello gonfio. Io? Ho sorriso, un sorriso malizioso, e ho lasciato che il mio accappatoio si aprisse un po’, lasciando intravedere i miei capezzoli duri. Lui ha ripreso a toccarsi, più piano, guardandomi fisso. E io… io mi sono seduta sul bordo della sedia, le gambe aperte appena, la mano che scivolava tra le cosce. L’aria era elettrica, proibita. Siamo vicini di casa, cazzo, se qualcuno passa sotto… ma quel rischio mi bagnava da morire.

Lo Sguardo che Accende Tutto

Non so quanto tempo è passato. Dieci minuti? Un’eternità di carezze lente, di respiri pesanti che quasi sentivo attraverso il vetro. Poi, il citofono ha suonato. ‘Sofia? Sono Fabrizio… dall’altra parte.’ Voce roca, eccitata. ‘Sali,’ ho sussurrato, la fica già fradicia. La porta si è chiusa dietro di noi con un clic, le mani sue sulle mie tette prima ancora di un bacio. ‘Ti ho vista, troia,’ mi ha detto, spingendomi contro il muro del corridoio. ‘E io te, con quel cazzo duro per me.’ L’ho preso in bocca lì, in piedi, succhiando forte, la saliva che colava, mentre lui mi afferrava i capelli. ‘Cazzo, sì, ingoialo tutto.’

Il Sesso Intenso e il Rischio di Essere Scoperti

Mi ha portata in salotto, davanti alla finestra aperta, il tendaggio che sbatteva piano. ‘Qui? E se ci vedono?’ ho chiesto, ma la voce tremante di eccitazione. ‘Che vedano come ti scopo.’ Mi ha chinata sul tavolo, la gonna alzata, le mutande strappate di lato. Il suo cazzo grosso è entrato di colpo nella mia fica bagnata, un colpo secco che mi ha fatto gemere forte. ‘Zitta, o ti sentono i vicini,’ ma lui pompava duro, le palle che sbattevano contro il mio culo. Io stringevo i bordi del tavolo, gli occhi sul vetro: l’appartamento di fronte buio, ma chissà chi guarda? ‘Pizzicami i capezzoli, forte,’ gli ho detto, e lui l’ha fatto, tirandoli mentre mi sfondava. ‘Ti piace essere una puttana osservata?’ ‘Sì, cazzo, scopami più forte!’ Il sudore colava, i nostri gemiti si mescolavano al rumore della città. Ha girato il preservativo – l’ha messo veloce – e mi ha presa in levrette, la mia faccia contro il vetro freddo. ‘Vieni, bagna il mio cazzo.’ Sono esplosa prima io, la fica che pulsava, urlando piano, poi lui dentro di me, riempiendo il lattice con fiotti caldi.

Siamo crollati sul divano, ansimanti, corpi appiccicosi. Fuori, una macchina è passata di nuovo, luci che sfioravano le tende. ‘Non dirlo a nessuno,’ ha mormorato, baciandomi il collo. Io ho riso piano, accarezzandogli il cazzo molle. ‘Il nostro segreto.’ Ora, ogni volta che vedo una luce accendersi di fronte, o un’ombra al balcone, sorrido. La coproprietà non è più la stessa: piena di segreti carnali, di desideri nascosti. E io? Io voglio di più.

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