Ero sul balcone, tazza di caffè in mano, quell’odore forte che mi saliva nelle narici. La macchina giù in strada è passata piano, rombando bassa. Di fronte, nell’appartamento dei vicini, il sipario tremava appena, luce gialla tamisata dentro. Mi sono sporta un po’. Lei c’era, la segretaria del piano di sotto, no, di fronte. Sofia, si chiama così. Gonna nera attillata a metà coscia, collant velati sulle gambe lunghe. L’uomo maturo con lei, quel Dupré tipo, camicia sbottonata, faccia rossa.

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Li sentivo sussurrare. ‘Spogliati’, ha detto lei, voce rauca, maliziosa. Lui ha esitato, ma ha slacciato la cintura. Pantaloni giù, mutande bianche. Si è inginocchiato, cazzo già mezzo duro che penzolava. Io? Cuore in gola. Il caffè si è raffreddato, ma io bruciavo. Lei gli ha messo la testa tra le cosce, gonna su un filo, ‘Confessa le tue mancanze’. Lui balbettava, ‘Ho sbagliato, sculacciami’. Lei rideva piano, badine in mano, fruscio leggero. Clac! Sui glutei nudi. Lui gemeva, cazzo ora dritto come un palo.

Lo Spettacolo Proibito dalla Finestra

Mi sono morsa il labbro. Le mie mutandine bagnate già. Ho sentito un rumore laterale. Il balcone accanto. Marco, il ragazzo giovane, quello con gli occhi birichini. Mi guardava. Sapeva che spiavo. I nostri sguardi incatenati. Lui sorrideva, mano sul bordo del pantaloncino da casa, rigonfiamento evidente. Io? Non ho distolto lo sguardo. Ho mosso la lingua sulle labbra, piano. Lui ha annuito, eccitato dall’eccitazione mia.

La tensione saliva, proibita. Vicini, ma non troppo. Un altro clac dalla finestra di fronte, lui che gemeva più forte. Marco si è sporto, ‘Ti piace guardare, eh Alessandra?’. Voce bassa, roca. Io ho sussurrato, ‘Vieni qui’. Lui ha scavalcato il muretto basso tra balconi in un baleno. Corpi vicini, sudati già. ‘Ti ho vista, troia voyeur’, mi ha detto, afferrandomi il culo. Io gli ho stretto il cazzo attraverso il tessuto, duro come ferro. ‘Fottimi, ma piano, se passa qualcuno…’

L’Esplosione di Desiderio con il Vicino

L’ho tirato dentro, porta finestra aperta, rischio alto. Sofia di fronte poteva girarsi. Lui mi ha sbattuto contro il muro, gonna su, mutande strappate di lato. ‘Apri le cosce, puttana’. La sua lingua sulla fica bagnata, slurp slurp, mi leccava il clitoride gonfio. Io gemevo piano, ‘Lecca più forte, cazzo’. Mani nei suoi capelli. Poi in ginocchio io, cazzo in bocca. Lungo, venoso, gliel’ho succhiato vorace, saliva che colava. ‘Sborrami in gola? No, scopami’. Mi ha alzato, gambe intorno ai fianchi, cazzone dentro di colpo. Splash, la fica fradicia lo ingoiava. ‘Ah sì, spaciami!’, urlavo piano. Colpi secchi, palle che sbattevano sul mio culo. Sudore, odore di sesso misto a caffè. Paura: una macchina giù, passi in scala? Ma l’adrenalina pompava. ‘Guardali, loro ci guardano?’, ho ansimato. Lui più forte, ‘Vengo, troia!’. Sperma caldo dentro, fiotti che mi riempivano. Io ho tremato, orgasmo violento, unghie nella sua schiena.

Siamo crollati sul pavimento, ansanti. Lui fuori dai pantaloni ancora, io fica gocciolante. Abbiamo riso piano, complici. ‘Segreto nostro’, ha detto. Io ho annuito, balcone ancora aperto. Di fronte, Sofia aveva finito, lui si rivestiva umiliato. Ora? Il condominio non è più lo stesso. Ogni finestra un segreto, ogni vicino un possibile amante. Torno sul balcone stasera, caffè in mano. Chissà chi osserva ora.

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