Ieri mattina, l’odore forte del caffè mi ha tirata fuori dal letto. Sono uscita sul balcone in vestaglia leggera, tazza bollente in mano. Il sole filtrava piano, una macchina è passata lenta in strada, rombando piano. Di fronte, nell’appartamento di Luca, il mio vicino single sulla quarantina, la luce era tamisée, come se non volesse farsi vedere. Ma il rideau si è mosso appena, e io ho sbirciato. Eccolo lì, in mutande, cazzo già mezzo duro in mano. Si accarezzava lento, occhi fissi sul telefono. Il cuore mi è partito. Lui ha alzato lo sguardo, mi ha beccata. Io, con la vestaglia che si apriva sul seno nudo, non mi sono mossa. Un sorriso complice. ‘Buongiorno, Sofia,’ ha detto piano dal suo balcone, venti metri di distanza. ‘Caffè?’ Ho annuito, sentendo la fica bagnarsi già. Lui ha lasciato cadere le mutande, cazzo ritto, grosso, venoso. Mi sono toccata piano sopra la vestaglia, tette fuori, capezzoli duri. Un’altra auto è passata, ho trattenuto il fiato. Lui pompava più forte, gemendo basso. ‘Vieni qui,’ ha sussurrato. Non ce l’ho fatta a resistere.

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Ho bussato piano alla sua porta, socchiusa. È entrato nudo, mi ha tirata dentro per la vita. ‘Ti guardo da settimane,’ ha detto, voce roca. Mi ha raccontato veloce: ‘Frequentavo un club, scambi, una coppia matura mi ha scopato il culo mentre lei mi succhiava.’ Le sue parole mi hanno incendiata. ‘Dimostramelo,’ ho detto, mano sul suo cazzo palpitante. L’ho preso in bocca, succhiando forte, saliva che colava. Lui mi ha sdraiata sul divano, finestra aperta sul cortile. ‘Le vicine potrebbero vederci,’ ho gemito, eccitata da morire. Mi ha leccato la fica, lingua dentro, clitoride succhiato. Poi cazzo in bocca alla fica, una botta secca. ‘Cazzo, sei stretta,’ grugniva, pompendo duro. Io urlavo piano, tette che ballavano. Ha girato, a pecorina, culo in aria. ‘Prova qui,’ ho detto, audace. Lui ha sputato sul buco, dito dentro piano. ‘Rilassati, come una merda.’ Ho spinto, gland dentro, bruciava. ‘Piano, cazzo!’ Ma lui avanti, centimetro per centimetro, fino alle palle contro le chiappe. Mi scopava il culo, forte, schiaffeggiando. ‘Senti come ti massaggia?’ Io venivo, urlando, ‘Sì, sfondami!’ Paura costante: un rumore di passi nel corridoio, vicini che escono? Adrenalina pura. Lui ha tirato fuori, sborrata calda sul culo, dentro il buco.

Lo Sguardo Proibito e l’Odore di Caffè

Ci siamo accasciati, sudati, caffè freddo sul tavolo. ‘Non dirlo a nessuno,’ ha detto ridendo. Io ho annuito, ma ora ogni finestra della palazzina mi eccita. Quel rideau che si muove, una luce accesa tardi… il vicinato non è più lo stesso. Ho un segreto carnale che mi fa bagnare solo a pensarci. Tornerò, sicuro.

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