È una notte calma, qui al terzo piano del condominio. Sono sul balcone con il mio caffè, l’odore forte mi avvolge. La luna filtra tra i palazzi, luce tamisée nell’appartamento di fronte. I miei vicini, Marco e la sua ragazza, litigano di nuovo. Voci alte, forti caratteri come i nostri. Lei sbatte la porta, se ne va con una valigia. Lui resta lì, solo, camicia sbottonata, muscoli tesi.

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Lo guardo da dietro il rideau che ondeggia piano. Un’auto passa in strada, rombo basso. I nostri occhi si incontrano. Lui sorride, malizioso. Sa che lo spio da settimane. Io arrossisco, ma non mi muovo. Alzo il bicchiere di vino che ho preso, un brindisi silenzioso. Lui si avvicina alla finestra, apre le persiane. Il suo sguardo mi trapassa, scende sul mio décolleté, dove la camicia da notte è aperta.

Lo sguardo che accende il desiderio

Sento l’eccitazione montare. Prossimità vietata, vicini che si desiderano da mesi. Passi nel corridoio, qualcuno rientra. Paura di essere vista, ma è un brivido. Lui fa un gesto, mi invita sul balcone suo. Io esito, poi annuisco. Cuore che batte forte.

Cinque minuti dopo, bussa piano alla mia porta. Apro, nuda sotto la vestaglia leggera. ‘Laura, non ce la faccio più’, mormora con voce rauca. Lo tiro dentro, ma lui mi spinge contro il muro. Baci violenti, denti che si scontrano. Mani ovunque. ‘Ti guardo da tempo, troia’, dice, palpandomi il culo.

Lo porto sul balcone, buio ma rischiarato dalla luna. ‘Qui? E se ci vedono?’, ansimo. ‘Meglio, mi eccita’. Mi strappa la vestaglia, seni liberi all’aria fresca. Succhia i capezzoli duri, morde. Io gemo piano, mano nei suoi capelli. Un rumore di passi giù in cortile, ci blocchiamo. Ridiamo nervosi, eccitati.

Sesso selvaggio con il rischio di essere scoperti

Gli abbasso i pantaloni, cazzo duro che schizza fuori, grosso, venoso. Lo prendo in bocca, lo lecco dalla base alla cappella gonfia. Lui ansima, ‘Brava puttanella, succhia bene’. Lo deepthroto, saliva che cola, mentre lo guardo negli occhi. Paura che un altro vicino accenda la luce, ma non mi fermo. Mi alzo, mi giro, appoggio le mani sulla ringhiera. ‘Fottimi, Marco, forte’.

Mi infila due dita nella figa bagnata, ‘Sei fradicia, troia’. Poi spinge il cazzo dentro, un colpo secco fino in fondo. Urlo sommesso, lui tapa la bocca. Pompa selvaggio, palle che sbattono sul mio clito. ‘Ti piace essere la mia vacca?’, grugnisce. ‘Sì, cazzo sì!’, gemo. Gira il mio capezzolo, mi sculaccia. Sento il suo sudore, odore maschio.

Cambiamo, lo cavalco sul pavimento del balcone. Sale e scendo sul suo cazzo, figa che lo stringe. Lui mi sgrassa il culo, infila un dito nel buco stretto. ‘Un giorno ti apro lì’. Io vengo, spasmi violenti, liquido che cola sulle sue palle. Lui mi ributta giù, mi incula la figa da dietro, bestia. ‘Prendo la mia sborra’, ringhia. Esplode dentro, fiotti caldi che mi riempiono.

Cadiamo ansimanti, corpi sudati. Un vicino tossisce da sotto, ci copriamo ridendo. Lui mi bacia il collo, ‘Questo è il nostro segreto’. Torno dentro, gambe molli. La coproprietà non è più la stessa. Ogni finestra ora nasconde desideri, ogni balcone un rischio. Lo rivedrò domani, e bruceremo di nuovo.

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