Ero sul mio balcone a Milano, quella sera d’estate afosa, con il caffè ancora caldo in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mentre il sole tramontava tingendo tutto di arancione. Di fronte, nell’appartamento dirimpetto, la luce tamisée filtrava dalle tende semiaperte. Lui era lì, il nuovo vicino, un nero alto e muscoloso, arrivato da poco dall’Africa. Si chiamava Jamal, l’avevo sentito dire dalla portinaia. Stava lavando la sua vecchia moto sul balconcino stretto, a torso nudo, i muscoli che guizzavano sotto la pelle scura lucida di sudore.

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Ho sbirciato di nascosto, il cuore che già batteva forte. Lui ha alzato lo sguardo, come se sentisse i miei occhi addosso. I nostri sguardi si sono incrociati. Un secondo, due… non ho distolto lo sguardo. Sorrideva, quel bastardo, con denti bianchi perfetti. Ha continuato a strofinare, ma piano, come se sapesse di essere osservato. Io sentivo l’aria pesante, l’interdetto del vicinato che mi eccitava da morire. E se ci vedeva qualcun altro? La signora del piano di sotto, con le sue tende sempre aperte? Il rumore di una macchina in strada ha coperto il mio respiro accelerato.

Lo Sguardo che Accende il Desiderio

Il rideau suo si è mosso appena, forse un colpo di vento, e ho visto di più: pantaloncini bagnati che gli segnavano il pacco enorme. Cazzo, era grosso anche da lì. Mi sono morsa il labbro, le mutande già umide. Lui ha finto di asciugarsi, ma si è girato verso di me, passandosi la mano sul petto, sul ventre piatto. Io non ce la facevo più. Ho slacciato la vestaglia leggera, lasciando intravedere il seno nudo. I capezzoli duri come sassi. Lui ha capito, ha annuito piano, gli occhi che bruciavano.

Non so come, ma mezz’ora dopo bussava alla mia porta. ‘Buonasera, vicina’, ha detto con accento profondo, entrando senza invito. L’odore di sapone e sudore maschio mi ha travolta. ‘Ti ho vista’, ha mormorato, spingendomi contro il muro del corridoio. Le sue mani grandi mi hanno afferrata i fianchi, la bocca sulla mia. Baciava da dio, la lingua che mi invadeva. ‘Cazzo, sei enorme’, ho gemuto, palpandogli il cazzo già duro attraverso i pantaloni. Era una mazza, spessa, venosa, che pulsava.

L’Incontro Esplosivo e il Rischio di Essere Scoperti

L’ho portato sul balcone, l’aria fresca della notte su di noi. ‘Qui? Sei pazza?’, ha riso basso, ma eccitato. ‘Sì, qui, fammi vedere se sei uomo’. Gli ho tirato giù i pantaloni, quel mostro nero è saltato fuori, dritto, la cappella viola gonfia. L’ho preso in bocca, succhiando forte, le guance incavate. ‘Mmm, troia italiana’, grugniva lui, tenendomi i capelli. La saliva colava, lo leccavo dalle palle al glande, sentendo il sapore salato. Una macchina è passata lenta in strada, i fari che sfioravano il balcone. Paura? No, adrenalina pura, la figa che gocciolava.

Mi ha alzata, strappi le mutande, e mi ha sbattuta contro la ringhiera. ‘Prendilo tutto’, ho sussurrato. Il suo cazzo mi ha sfondata, centrandomi la figa bagnata. ‘Ahhh, sììì, spaciami!’, urlavo piano, ma lui me lo ficcava dentro fino alle palle, colpi potenti che mi facevano tremare le gambe. Mi scopava come un animale, una mano sul clitoride, l’altra che mi strizzava le tette. ‘Vieni, puttana, stringi questo cazzo nero’. Io venivo, le pareti della figa che lo mungevano, schizzi di succo che colavano sulle cosce. Lui non mollava, mi ha girata, culo in aria, e mi ha inculata piano prima, poi forte. ‘Prendi nel culo, vicina!’, grugniva, il suo sudore che mi colava addosso. L’orgasmo mi ha squassata di nuovo, mentre lui esplodeva, fiotti caldi di sborra che mi riempivano il buco.

Siamo crollati sul pavimento del balcone, ansimanti, il suo sperma che usciva piano. ‘Merda, se ci hanno visti…’, ho riso nervosa. Lui mi ha baciata: ‘Sarà il nostro segreto’. Ora, ogni volta che guardo di là, vedo lui, e quel balcone non è più lo stesso. Il quartiere? Una giungla di desideri nascosti. Non vedo l’ora di rifarlo.

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