Ero sul mio balcone a Milano, con una tazza di caffè fumante in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato all’aria umida della sera. Di fronte, l’appartamento dei vicini: luce tamisée, rideau che si muoveva piano, come se qualcuno sbirciasse. Loro, una coppia giovane, si aggiravano mezzi nudi. Lei in slip minuscolo, lui con il cazzo mezzo duro che dondolava. Dio, che spettacolo. Mi eccitava da morire, quel voyeurismo quotidiano.
Una sera, lui solo. Alto, moro, muscoli tesi. Mi ha beccata che lo fissavo. I nostri sguardi si sono incatenati. Il rideau si è aperto di più, e l’ho visto: mano sul cazzo, lo accarezzava piano. Il mio clito ha pulsato. Ho lasciato la tazza, ho slacciato la vestaglia. Niente sotto. Le mie tette al vento, la fica rasata esposta. Un’auto è passata in strada, rombando, e ho trattenuto il fiato. Paura? No, brivido puro.
Sguardi Caldi tra i Balconi
“Ehi, bella… ti piace guardare?” ha urlato piano dal suo balcone. Voce rauca, italiana del sud. Ho annuito, mordendomi il labbro. “Vieni qui, fammi vedere meglio.” Il mio cuore batteva forte. Ho aperto la porta finestra, mi sono sporta. Lui uguale, in boxer tesi. “Sei una troia esibizionista, eh?” Rideva basso. “Sì… e tu un porco voyeur.” La tensione saliva, l’aria elettrica. Un altro rumore di passi giù in cortile, vicini che chiacchieravano. “Shh, ci sentono.” Ma non ci fermavamo.
Ha scavalcato la ringhiera bassa che divide i balconi. Due metri di vuoto sotto. Atterrato da me, mani sulle mie tette. “Cazzo, quanto sei bagnata già.” Le sue dita nella mia fica, due dentro, a pompare. Io gli ho abbassato i boxer, cazzo grosso, venoso, cappella gonfia. “Succhiamelo, puttana.” In ginocchio sul balcone, l’ho ingoiato. Gola piena, saliva che colava. Lui mi teneva la testa, scopandomi la bocca. “Bravo, troia del vicinato. Leccami le palle.” Linguata bagnata, sudore salato.
Sesso Selvaggio con Paura di Essere Scoperti
Mi ha alzata, piegata contro la ringhiera. “Guarda giù, se passa qualcuno ti vede la fica aperta.” Il cazzo ha sfondato, un colpo secco. “Aaaah! Sì, fottimi forte!” Pompatate violente, palle che sbattevano sul mio clito. Io gocciolavo, umori sulle cosce. “Ti piace il rischio, eh? La tua vicina di sotto potrebbe alzare gli occhi.” Un’auto ha frenato, fari che illuminavano. “Merda, continua! Non fermarti!” Mi ha girata, gambe sulle sue spalle, mi ha leccato la fica. Lingua dentro, succhiava il mio succo. “Hai un sapore di troia arrapata. Ora ti riempio.”
Mi ha rimessa giù, a pecorina. Cazzo dentro fino in fondo, mi stirava. “Sborro, cazzo!” Caldo dentro, sperma che colava fuori. Io venivo urlando piano, corpo scosso. “Sììì! Riempimi!” Sudati, ansimanti. Si è ritratto, un filo di sborra tra noi.
Siamo crollati sulle sdraio, corpi appiccicosi. “Porca puttana, che scopata.” Rideva. “Domani di nuovo?” Ho annuito, rideau chiuso ora. Sotto, voci di vicini svanivano. Il cuore ancora a mille. Ora il palazzo è diverso: ogni finestra un segreto, ogni balcone una tentazione. Quel vicinato anonimo? Ora è mio, pieno di fica e cazzi da sognare. Non vedo l’ora di spiarti ancora.