Ero sul balcone, con la tazza di caffè in mano, l’odore forte che mi saliva nelle narici. La sera calava piano, luci gialle negli appartamenti intorno. Di fronte, lui. Il vicino nuovo, quel moro con i muscoli tesi sotto la maglietta. Lo vedevo dalla finestra aperta, il rideau che si muoveva appena con la brezza. Stava lì, in mutande, sudato dopo la palestra. Cazzo, che corpo. I miei occhi si fissarono sul suo pacco gonfio. Lui alzò lo sguardo. Si bloccò. Un sorriso lento. Io non mi mossi, sentii la fica pulsare. ‘Ti vedo’, pensai. Una macchina passò in strada, rombando piano, ma noi lì, occhi negli occhi. Ogni sera così, per giorni. Io in vestaglia trasparente, lui che si abbassava le mutande un po’, mostrandomi il cazzo semi-duro. L’interdetto del palazzo, i vicini che potevano spiare. Mi bagnavo solo a guardarlo. Una sera, esagerai. Mi toccai piano, le tette fuori, gemendo piano. Lui si masturbò, il pugno che saliva e scendeva veloce. ‘Vieni qui’, dissi ad alta voce, la voce tremante. Lui annuì, sparì.
Pochi minuti dopo, bussò alla porta. Aprii nuda, la fica già fradicia. ‘Cazzo, non ce la facevo più’, ringhiò buttandosi su di me. Le sue mani ruvide mi strinsero i fianchi, la bocca divorò le mie tette, succhiando i capezzoli duri. ‘Sei una troia voyeur, eh?’, mi disse ridendo, mordendomi il collo. Lo spinsi contro il muro dell’ingresso, sentendo il suo cazzo duro come ferro premere sulla pancia. ‘Scopami ora, bastardo’, gli sussurrai. Andammo sul balcone, finestre aperte, luci accese di fianco. Rischio totale, il vecchio del piano di sopra poteva vederci. Mi chinai sulla ringhiera, il culo in aria, la fica esposta. Lui mi leccò da dietro, la lingua che entrava profonda, succhiando il clitoride. ‘Hai un sapore da puttana’, grugnì. Io gemevo forte, ‘Leccami, sì, cazzo!’. Poi il suo cazzo enorme mi sfondò, un colpo secco fino in fondo. ‘Ahhh! Sììì!’, urlai. Pompava selvaggio, le palle che sbattevano sul mio culo, sudore che colava. Io spingevo indietro, ‘Più forte, fammi male!’. Una mano sul mio collo, l’altra che mi strizzava la fica mentre mi scopava. ‘Ti sborro dentro, troia?’, ansimò. ‘Sì, riempimi!’, gridai. Sentii i vicini muoversi, una luce si accese di lato. L’adrenalina mi fece venire, la fica che si contraeva spasmodica sul suo cazzo. Lui esplose, fiotti caldi che mi inondavano, gocciolando sulle cosce. Gemiti rauchi, corpi che tremavano.
Lo Sguardo Che Brucia Attraverso i Vetri
Crollammo sul pavimento del balcone, ansanti, nudi e appiccicosi. Il suo sperma colava lento dalla mia fica, l’odore di sesso pesante nell’aria. Una risata bassa. ‘Cazzo, che scopata. Ma se ci vedono?’, disse lui accarezzandomi la coscia. Io sorrisi, ‘Meglio, mi eccita’. Ci rivestimmo piano, un bacio umido. Lui se ne andò con un occhiolino. Ora, ogni volta che vedo le finestre del palazzo, penso a quel cazzo dentro di me, al rischio. Il quartiere non è più lo stesso. Ogni ombra nasconde un segreto sporco, e io? Io voglio di più.