Erano le 17:30. Giornata di merda, sciopero della metro, caldo primaverile che ti spacca. Mi chiamo Sofia, 35 anni, capelli castani che mi scendono sulle spalle, occhi verdi, 1,70 per 60 kg. Tette 95B, quelle che piacciono a voi maschi, ma a volte pesano. Indossavo un tailleur blu scuro, gonna corta, veste attillata. Sudavo già.

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Esco sul balcone con un caffè fumante, odore forte che riempie l’aria. L’appartamento di fronte, luce tamisata, tenda che si muove piano col vento leggero. Lui è lì, Marco, sui 38, somiglia un po’ a Johnny Depp, barba incolta, muscoli tesi dal lavoro. Si toglie la camicia sudata, pantaloni che scivolano giù. Lo fisso. Lui alza gli occhi, mi vede. Sorriso malizioso. Cuore che batte forte.

Lo Sguardo che Accende il Fuoco

“Caldo eh, Sofia?” grida piano, voce rauca. Io arrossisco, caffè in mano trema un po’. “Sì… troppo.” La macchina passa in strada, rombo basso, copre le nostre parole. Balconi vicini, solo un metro di vuoto. Mi sporgo, vestaglia leggera si apre sul décolleté. Lui fissa lì, protuberanza nei boxer. Adrenalina sale. Vietato, vicini, ma cazzo se eccita.

Parliamo, frasi brevi. “Vieni qui un attimo?” dice. Esito. Tenda dell’altro vicino si muove? No, illusione. Mi passo la mano sul collo sudato. Desiderio pulsa tra le cosce. “Ok…” sussurro. Vado da lui, porta socchiusa, odore di uomo, sudore, caffè vecchio.

Entro. Porta si chiude piano. Mi bacia subito, lingua invadente. Mani sul mio culo, mi preme contro. Sento il cazzo duro tra le chiappe, attraverso la gonna sottile. “Cazzo, sei bagnata già,” mormora. Arrossisco. “Shh… i vicini.” Ma lui ride basso, mano sotto gonna, slip spostato. Dita sulla figa gonfia, una entra facile. Geme. “Sei una troia voyeur, vero? Ti guardavo mentre ti tocchi.” Io… sì, l’ho fatto ieri sera, tenda semiaperta.

La Sborrata nel Rischio del Vicinato

Mi gira, contro il vetro della finestra aperta sul balcone. Gonna su, slip giù. Cazzo fuori, grosso, venoso, preme sul mio buco stretto. “No… aspetta,” balbetto, ma gambe tremano. Lui spinge, saliva come lubrificante. Gland entra piano, brucia dolce. “Rilassati, puttana.” Auto passa di nuovo, fari sfiorano tenda. Paura che ci vedano, eccitazione doppia. Spinge tutto, cazzo in fondo al culo. Geme forte, io mordo labbro.

Va e vieni lenti prima, poi violenti. Mano davanti, due dita in figa, pollice su clitoride. “Ti piace? Dimmi.” “Sì… cazzo sì, scopami il culo.” Sudore cola, odore di sesso riempie stanza. Tendo orecchio: passi nel corridoio? Vicina di sotto tossisce? Rischio ci fa impazzire. Lui accelera, “Sto per sborrarti dentro.” Io branlo la sua palla, no, lui mi tocca tette, pizzica capezzoli. “Vengo… ah!” Sborra caldo nel mio culo, riempie. Io esplodo, figa contrae, urlo soffocato.

Cade piano, cazzo esce con ploc umido. Sperma cola giù cosce. Ansimiamo. Mi passa un biglietto, numero. “Chiamami, Sofia. Prossima volta sul balcone.” Io annuisco, tremante. Esco, gambe molli, aria fresca punge pelle. Torno a casa, luce spenta. Mi guardo allo specchio: occhi lucidi, segreto carnale.

Ora il condominio è diverso. Ogni tenda mosso, ogni balcone, penso: chissà chi scopa là? Marco sorride sempre. Io arrossisco, figa bagna al ricordo. Adrenalina eterna.

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