Ero sul balcone stamattina, con il caffè in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato all’aria umida di Roma. La macchina giù in strada ha frenato di colpo, un clacson lontano. Ho guardato di fronte, appartamento dei vicini. La tenda bianca si è mossa piano, quasi niente. Lui era lì, Marco, quel tipo alto con i muscoli da muratore, solo da un mese da quando la moglie l’ha piantato.

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Mi ha vista. Io in vestaglia leggera, aperta sul davanti, niente sotto. Il sole filtrava tiepido sulla pelle. Non mi sono coperta. Anzi, ho sorseggiato il caffè piano, lasciando che la vestaglia scivolasse. I suoi occhi si sono fermati sui miei capezzoli duri. Ha sorriso, un ghigno da maschio. Io ho sentito la fica pulsare già.

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È rimasto lì, in maglietta e pantaloncini. Ha abbassato lo sguardo sul suo pacco, che si gonfiava. Io ho aperto di più le gambe, seduta sulla sedia di vimini. La brezza ha fatto volare la tenda sua. Un vicino passa sotto, cane che abbaia, ma noi fissi. ‘Cazzo, mi sta guardando la figa’, ho pensato, e mi sono bagnata di brutto.

Poi lui ha tirato giù i pantaloncini. Il cazzo semi-duro, grosso, venoso. L’ha preso in mano, piano. Io ho infilato una mano sotto, sfregando il clitoride gonfio. Occhi negli occhi, a 10 metri. Il cuore batteva forte, e se qualcun altro guarda? L’adrenalina mi eccitava da morire.

Non ce l’abbiamo fatta più. Ha fatto un cenno, ‘vieni da me?’. Io ho scosso la testa, sorriso: ‘No, tu qui’. Ha annuito, è sparito. Due minuti dopo, bussano piano alla porta. Apro, lui ansante, sudato. ‘Non resisto più, puttana’, mormora, e mi spinge dentro.

Ci siamo buttati sul divano, finestre aperte sul balcone. Le luci tamisée dell’appartamento di fronte, ma le tende nostre spalancate. Ha strappato la vestaglia, mi ha preso le tette a morsi. ‘Hai delle poppe da sogno’, ringhia, succhiando i capezzoli fino a farli sanguinare quasi. Io gli slaccio i pantaloni, il cazzo salta fuori, duro come ferro, 20 cm di carne pulsante. ‘Leccalo’, dico, e me lo infilo in bocca.

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Lo succhio profondo, gola piena, saliva che cola. Lui geme forte, ‘Cazzo, sei una troia’. Paura che i vicini sentano, ma non ci fermiamo. Mi gira, mi mette a quattro zampe contro la finestra. ‘Guarda fuori mentre ti fotto’. La sua cappella spinge sulla fica bagnata, entra di colpo. ‘Aaaah!’, urlo piano. Mi pompa selvaggio, palle che sbattono sul culo.

‘Senti come sei fradicia, eh?’, ansima, tirandomi i capelli. Io spingo indietro, ‘Fottimi più forte, fammi venire’. Il sudore ci cola, odore di sesso pesante. Un’auto passa lenta sotto, fanali che illuminano il balcone. ‘E se ci vedono?’, gemo, ma vengo lo stesso, la fica che si contrae sul suo cazzo. Lui accelera, ‘Prendo la tua figa!’, e spara dentro, sperma caldo che mi riempie.

Ci buttiamo sul pavimento, ansimanti. Ride piano, ‘Sei incredibile’. Io accarezzo il suo cazzo molle, appiccicoso. Chiudiamo le finestre piano, tenda che fruscia. Fuori, la via si calma, luci che si spengono.

Ora ogni volta che esco sul balcone, lo vedo e sorrido. Quel segreto ci lega, cambia tutto. La coproprietà non è più noiosa: ogni finestra nasconde una fica o un cazzo pronto. E io? Io voglio di più.

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