Era una domenica d’inverno, qui a Roma, aria fredda ma sole tiepido sul balcone. Profumo di caffè forte, la tazzina calda tra le mani. Guardavo la strada, macchine che passavano lente, un clacson lontano. Di fronte, nell’appartamento di quel vicino che non salutavo mai, la tenda si mosse appena. Lui. Cinquant’anni, capelli grigi, corpo solido sotto la camicia. Mi fissava. Io ho ricambiato, piano. Cuore che accelera. E se mi vede? L’interdetto del palazzo, vicini che spiano.
Sorriso suo, timido. Io ho socchiuso la vestaglia, lasciando intravedere il seno nudo. Niente reggiseno, capezzoli duri per il freddo. Lui ha annuito, mano sul vetro. Giochiamo? Ho bevuto un sorso, l’ho fissato dritto. La sua finestra socchiusa, luce fioca dentro. Passa una vespa rumorosa, ci copre per un secondo. Lui sparisce, poi riappare sul balcone con una sigaretta. ‘Buongiorno, bella,’ grida piano. Io rido, ‘E tu non sei male.’ Parliamo così, voci basse, strada vuota. ‘Vieni per un caffè?’ dice. Esito. ‘Ok, ma veloce.’
Sguardi Caldi dal Balcone
Salgo le scale, cuore in gola. Odore di chiuso nel pianerottolo. Busso. Apre in jeans stretti, maglione. ‘Entra.’ Porta socchiusa, rischio che passi qualcuno. Mi versa caffè, mani che sfiorano. ‘Ti guardo da settimane,’ confessa. Io arrossisco, ‘Anch’io.’ Ci sediamo sul divano, ginocchia che si toccano. La sua mano sulla mia coscia. ‘Sei bagnata?’ sussurra. Annui. Lo bacio, lingua dentro, salata. Cade il maglione suo, mani mie sul petto peloso.
Lo tiro giù i jeans. Cazzo già duro, grosso, vene gonfie. ‘Mmm, che bel cazzo,’ dico, leccando il prepuzio. Odore di maschio, sudore. Lo prendo in bocca, succhio forte, gola piena. Geme, ‘Cazzo, sì, succhialo tutto.’ Mano sua nei miei capelli, spinge. Bava che cola, rumori bagnati. Paura: e se sentono i vicini? Finestra aperta, tenda che sventola. Mi alzo, gli giro le spalle. ‘Scopami ora.’ Mi abbassa le mutande, fica fradicia. Dito dentro, ‘Sei una troia bagnata.’ Sì, lo sono.
Sesso Esplosivo con Rischio di Essere Scoperti
Mi piega sul tavolo, cazzo che preme sul buco. Entra piano, stira la fica. ‘Ahhh, che figa stretta!’ Pompa forte, palle che sbattono. Io gemo, ‘Più forte, riempimi!’ Sudore che cola, corpi che sbattono. ‘Shhh, i vicini,’ dice ridendo, ma accelera. Sento voci fuori, passi. Adrenalina pura, vengo urlando piano, fica che pulsa sul suo cazzo. Lui ansima, ‘Sto venendo, prendi la sborra!’ Schizzi dentro, caldo, tanto. Mi riempie, cola fuori.
Cadiamo sul divano, ansimanti. Caffè freddo ormai. Mi accarezza, ‘Sei incredibile.’ Io sorrido, ‘Segreto nostro.’ Ci rivestiamo lenti, sguardi complici. Esco, aria fresca sul pianerottolo. Ora ogni tenda che si muove mi eccita. Il palazzo è cambiato: pieni di segreti, di cazzi duri e fiche bagnate nascoste. Lo saluto dal balcone stasera. Ride. Domani? Chissà.