Ero sul balcone, caffè in mano, quel profumo forte che mi saliva nelle narici. Era sera, luce tamisée nell’appartamento di fronte. Lui, il vicino nuovo, quel bruno occhi marroni pieni di malizia. Tipo trent’anni, atletico, viveva solo. L’ho visto per la prima volta una settimana fa, mentre si spogliava senza tirare la tenda. Cazzo, il suo pacco gonfio nei boxer. Mi sono bagnata subito.

Ogni sera lo spiavo. Io in vestaglia leggera, lui con la luce accesa. Una volta ha alzato lo sguardo, come se sapesse. Ho sorriso, fingendo di sistemare i vasi. Cuore che batteva forte. ‘Ciao bella’, mi ha detto dal suo balcone, voce bassa, un po’ roca. ‘Ti vedo sempre qui’. Io, arrossendo: ‘E tu sempre mezzo nudo’. Risate nervose. L’aria tra noi crepitava, proibita. Vicini, sì, ma in questo palazzo vecchio di Milano, muri sottili, pettegolezzi facili.

Sguardi proibiti dalle finestre del condominio

I giorni dopo, tensioni. Passavo sotto casa sua, sentivo la sua porta aprirsi. ‘Vuoi un caffè?’, mi fa una mattina. Entro. Odore di uomo, caffè fresco. Parliamo. Lui, Giovanni, separato, occhi che scivolano sul mio seno. ‘Mi fai impazzire con quel balcone’, confessa. Io rido, ma la figa pulsa. ‘Ti ho visto, sai. Il tuo cazzo duro’. Lui arrossisce, si avvicina. Mani che sfiorano. Un bacio rubato, lingue che duellano. ‘Stasera, dai balconi’, sussurra. Adrenalina pura. Rischio che la vecchia del piano di sotto senta.

Notte. Finestre aperte, balconi vicini, separati solo da un metro di vuoto. Lui in boxer, io nuda sotto la camicia da notte trasparente. ‘Vieni qui’, dice piano. Mi sporgo, lui mi afferra per la vita, mi tira contro le ringhiere. Bocche che si divorano. Le sue mani sotto, dita che aprono la figa fradicia. ‘Cazzo, sei zuppa’, geme. Io gli tiro giù i boxer, quel cazzo grosso, venoso, duro come ferro. Lo stringo, lo muovo. ‘Scopami, Giovanni, ora’. Paura: una macchina passa in strada, fari che illuminano. Qualcuno potrebbe guardare su.

La passione esplode: cazzo duro e figa bagnata

Mi gira, schiacciandomi contro il vetro. Cazzo che spinge dentro, piano, dilatandomi. ‘Ahhh, sììì’, gemo piano, mordendomi il labbro. Lui pompa forte, palle che sbattono sul mio culo. ‘La tua figa è stretta, troia’, ringhia. Io: ‘Più forte, fammi venire’. Sudore che cola, corpi che scivolano. Sento voci dal cortile? No, forse illusione. Lui mi infila due dita nel culo mentre mi scopa, io esplodo: orgasmo che mi fa tremare, figa che squirta sul balcone. ‘Sto venendo!’, grida lui, tirandosi fuori. Sperma caldo che schizza sul mio culo, gocciola giù. Ansiti, risate soffocate.

Ci ritirammo dentro, luci spente. ‘Cazzo, che rischio’, dico io, ancora tremante. Lui: ‘Ma il brivido… ne valeva’. Doccia veloce insieme, mani che vagano ancora. Poi ognuno nel suo letto. Il mattino dopo, caffè sul balcone. Sguardi complici. La signora del terzo piano passa, ci saluta strana. Sa qualcosa? Ora ogni finestra ha un segreto. Il palazzo non è più lo stesso: ogni ombra, ogni rumore, mi fa bagnare. Questo sporco legame col vicino ha cambiato tutto. Aspetto la prossima notte.

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