Ero sul mio balcone, con una tazza di caffè in mano, l’odore forte che mi saliva dal naso. La sera calava piano su Roma, luci tamise negli appartamenti intorno. Dall’altra parte del cortile, nella finestra di Marco, il mio vicino, si muoveva una tenda. A malapena, come se la stesse spostando di proposito. Lui era lì, a torso nudo, muscoli tesi mentre si asciugava i capelli dopo la doccia. L’ho visto per la prima volta così, un mese fa. Alto, bruno, occhi scuri che ogni tanto incrociavano i miei.

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All’inizio pensavo fosse casuale. Ma no. Ogni sera, intorno alle nove, lui appariva. Io facevo finta di annaffiare le piante, ma i miei occhi erano fissi su di lui. Una volta, ha abbassato lo sguardo, ha sorriso. Il cuore mi è partito. ‘Cazzo, mi sta guardando’, ho pensato, sentendo un calore tra le cosce. L’indomani, ho lasciato la tenda socchiusa apposta. Niente di esplicito, solo la mia silhouette in reggiseno, mentre mi spogliavo piano. Lui era lì, immobile. Una macchina è passata in strada, rombando, e ho avuto un brivido. Qualcun altro poteva vederci?

Sguardi Rubati e Desiderio Crescente

La tensione saliva. Messaggi casuali in chat del condominio: ‘Buonasera, hai visto il postino?’. Risposte secche, ma con emoji. Sapevamo. Una sera, mentre lo spiavo, ha spento la luce ma lasciato la finestra aperta. Ho sentito un rumore, come un gemito soffocato. Stava… si masturbava? La mia fica si è bagnata all’istante. Ho infilato una mano nelle mutande, sfregando piano, immaginando il suo cazzo duro. ‘Marco… cazzo, vieni qui’, ho sussurrato tra me.

Poi è successo. Bussano alla porta. Era lui, con una bottiglia di vino. ‘Ho visto che eri sola, pensavo di fare due chiacchiere’. Voce bassa, occhi che mi divoravano. L’ho fatto entrare, il cuore a mille. Sul balcone, per non fare rumore. ‘Ti ho vista, sai? Ogni sera’. Le sue mani sulle mie tette, subito. ‘Sei una troia voyeur, eh?’. Gli ho morsicato il labbro. ‘E tu un porco che si sega pensando a me’. Ci siamo baciati, lingue avide, mentre una luce si accendeva di fianco. Paura? No, eccitazione pura.

La Scopata Intensa e il Rischio d’Essere Visti

Mi ha piegata contro la ringhiera, gonna alzata. ‘Spacca mi la fica, Marco, dai’. Il suo cazzo, grosso e venoso, mi ha penetrata di colpo. ‘Cazzo, sei strettissima’. Spinte violente, io che gemo piano, mano in bocca per non urlare. Odeur de sudore e caffè mescolati. Lui mi inculava le tette con una mano, l’altra sul clitoride. ‘Ti piace essere vista? I vicini ci stanno guardando’. Una tenda si muoveva davvero, dall’appartamento sotto. ‘Fottitene, sborra dentro!’. Mi ha girata, gambe aperte sul tavolo del balcone. Lingua nella fica, succhiava il mio succo, poi mi ha leccato il culo. ‘Vuoi il mio cazzo lì?’. ‘Sì, inculami, bastardo’.

L’ha spinto piano, poi forte. Dolore e piacere, mi sono morsa il braccio. ‘Prendilo tutto, puttana’. Venti centimetri nel mio culo stretto, va e vieni furiosi. Io mi toccavo la fica, venivo urlando piano. Lui accelerava, ‘Sto per sborrarti in bocca’. Mi ha tirata giù, in ginocchio. Sperma caldo, filanti sul viso, nella gola. Ne ho leccato ogni goccia, guardandolo negli occhi.

Dopo, sudati, ansimanti. Abbiamo riso piano, pulendoci con la mia gonna. ‘Non dirlo a nessuno’. Un bacio, tenda richiusa. Ora, ogni luce nel cortile mi fa fremere. Il condominio non è più lo stesso: segreti, sguardi complici. Marco è il mio sporco vizio. E non vedo l’ora della prossima volta.

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