Ciao Martina, non ci crederai. Ti chiamo perché devo sfogarmi. Ricordi quando ti ho raccontato del vicino, quel Marco del piano di sopra? Quelli sguardi dalla finestra, quando mi vedevo nuda sul balcone con la scusa del caffè. E lui che lasciava il sipario socchiuso, la luce fioca dell’appartamento che filtrava, il rumore di una macchina in strada che passava piano…
—Dai Sofia, dimmi tutto! Sapevo che prima o poi sarebbe successo. Mi hai detto che lo baciavi nel corridoio, che lasciavi la finestra aperta mentre scopavi col tuo ragazzo per fargli sentire i gemiti…
Gli Sguardi dalla Finestra e la Tensione che Sale
—Ok ok, era già oltre. Ma giovedì, in smart working, ci siamo messaggiati. ‘Vieni su da me’, mi ha scritto. Ero sola, il mio uomo via da una settimana. Ho detto sì, mi sono messa una maglietta leggera senza reggiseno, leggings attillati. Suono, apre… tensione elettrica. Odore di caffè fresco sul tavolo.
Ci sediamo, chiacchieriamo, ma mi fissa le tette. Mi alzo per sistemare la cucina, lui dietro di me. Bacio sul collo, caldo, umido. Inclino la testa, si struscia contro il mio culo. Lo spingo via, mi giro… errore. I capezzoli duri bucano la maglia. Si avvicina, labbra sulle mie, morbide. Mano sul seno, lo strizza. Apro la bocca, la sua lingua dentro, mi sfila la maglietta. Seini nudi, li lecca, succhia i capezzoli. Gemo piano, non riesco a fermarlo.
Si stacca, mano sul ventre, poi tra le cosce, sul leggings. Sento la figa bagnata, lui lo sa. ‘No, non possiamo’, dico mettendogli la mano sul petto. Ma lui prende la mia e la posa sulla sua erezione. Cazzo duro sotto il jeans. Apre la zip, invito. Infilo la mano, lo tiro fuori. Caldo, grosso. Lo sego forte, eccitata e in colpa.
Mi guarda negli occhi, infila la mano nei leggings, sotto le mutande. Dita sulla figa aperta, fradicia. ‘Sei una troia bagnata’, sussurra. Mi tocca il clitoride, mi fa impazzire. Non mi bacia, mi stuzzica. Mi tira sul divano, si cala i pantaloni. Io sopra, mi struscio sulla sua cappella. Mi pizzica i capezzoli, mi morde le labbra. ‘Voglio la tua cazzo dentro’, gemo.
L’Incontro Esplosivo: Sesso Crudo e Paura di Essere Scoperti
‘No, non ti scopo’, dice. Mi incazzo, ma lui mi gira in pecorina sul divano. Mi abbassa i leggings, struscia sulla mutanda. Brutale, virile. A due dita dall’orgasmo. Mi cala le mutande, figa nuda, gonfia. ‘Non metterla dentro!’, dico. Ma lui la sfrega sulla carne, senza gomma. Sento scivolare… è dentro. ‘No, esci!’, grido, ma spingo il culo indietro.
Più dico no, più sbatte forte, in fondo. Paura che un vicino senta i gemiti, che passi in corridoio. Vergogna di tradire il mio uomo, di farmi scopare dal porco vicino. E eccitazione pazzesca. Joui in due minuti, figa che pulsa. Lui continua, poi spara tutto sulle chiappe, sperma caldo che cola tra le natiche, sulla figa.
Resto lì un attimo, riprendo fiato. Mi rivesto veloce. ‘Vattene’, dico. Prima di uscire: ‘La prossima volta ti scopo a letto tuo, dove ti fai il tuo’. ‘No, è stato un errore. Dimentica la mia figa, non avrai di meglio’.
Il giorno dopo, mio uomo torna. Normale, ma la sera mi tocco pensando a lui. In bagno, mi guardo allo specchio, mutande appiccicose del suo sperma, odore muschiato. Mi infilo dita, immagino lui che mi pompa da dietro.
Ora vedo il condominio diverso. Ogni finestra un segreto, ogni vicino una tentazione. Resisterò? Boh… ma quel brivido mi manca già.