Ieri sera, ero sul balcone con una tazza di caffè fumante. L’odore forte mi saliva nelle narici, misto all’aria fresca di Milano. La finestra dell’appartamento di fronte, quella di Marco, il mio vicino single, era accesa. Luce tamisée, gialla. Lui era lì, in boxer, si asciugava i capelli dopo la doccia. L’ho spiato, cuore che batteva. Rideau che si muoveva piano, come se sapesse. Un’auto è passata in strada, rombo basso. Mi sono avvicinata alla ringhiera, gonna sollevata dal vento. I nostri sguardi si sono incrociati. Ha sorriso, malizioso. ‘Buonasera, vicina’, ha detto piano, mimando con le labbra. Ho sentito un brivido tra le gambe. Prossimità dell’edificio, così vicino, così vietato. Coproprietà, tutti potrebbero vedere.
Abbiamo chiacchierato dal balcone opposto, caffè in mano. ‘Vieni a studiare latino con me?’, gli ho proposto, voce tremante. Eravamo in pausa da giorni di studio, ma era una scusa. Lui ha annuito, eccitato. Mezz’ora dopo, bussa alla porta. Entriamo in piscina condominiale sul tetto, aperta fino a tardi. Dicembre, freddo fuori, ma acqua calda. Mi cambio nel camerino, maillot giallo aderente, fica moulée, tette libere. Lui esce con slip stretto, cazzo già gonfio. ‘Bella’, mormora. Saliamo in ascensore, silenzio pesante, corpi vicini. Piscina divisa: interna rilassante, esterna con vista grattacieli e cascata.
Lo Sguardo Proibito dalla Finestra
Ci tuffiamo. Acqua tiepida avvolge pelle. Fuori, neve leggera sui tetti vicini. Nuvole di vapore dal respiro. ‘Hai bevuto troppo caffè?’, ride lui passando tra le mie gambe. Sento il suo cazzo sfiorarmi il culo. Io rido, ma pressione in vescica sale. ‘Ho voglia di pisciare, troppi caffè’. Lui insiste, gira intorno, mani sui fianchi. ‘Resta, dai’. Paura che un vicino spii dalle finestre buie. Adrenalina mi bagna di più.
Mi fermo, lo guardo seria. ‘Te l’ho detto’. Passa sotto, mano tocca fica attraverso tessuto. Acqua calda esce, si mescola. ‘Cazzo, sì’, ansimo. Mi gira da dietro, dita sotto slip, accarezza clitoride gonfio. Piscio forte, giallo pallido sgorga tra dita sue. ‘Brava, piscia pure’, sussurra, cazzo duro contro culo mio. Lo stringo, fianchi mossi. Odore caffè ancora in bocca, mentre lecco collo suo. Paura: luce si accende in appartamento vicino, ombre. ‘Ci vedono?’, gemo. ‘Meglio, eccitante’.
L’Esplosione di Desiderio sotto la Cascata
Mi porta sotto cascata, parte profonda. Acqua rimbomba, copre gemiti. Si aggrappa alla barra sommersa, gambe aperte. Mi tuffo, bocca su fica bagnata di piscia. Mordicchio labbra gonfie attraverso maillot. ‘Lecca, troia’, ordina. Sposto tessuto, lingua in fica pelosa, tagliata corta. Sale acido di piscia, eccitante. Dito dentro, pompo forte. ‘Nel culo, dai!’, urla piano. Piedi sulle spalle mie, culo in faccia. Lecco ano stretto, dito in fica crocheto. Si contrae, ‘Lingua più dentro!’. Enfio dito in culo, bocca su clito. Squirt mi inonda, piscia o succo, ingoio tutto. Urla soffocate dall’acqua. Corps si rilassano, affondiamo piano.
Riemergiamo, planiamo bocconi. ‘Te ne devo una’, dico ridendo, esausta. Ci asciughiamo veloci, sguardi complici. Torniamo ai balconi separati, ma ora so: quel cazzo duro, la mia piscia sulla sua mano, il suo sperma non ancora sparato. Domani lo invito di nuovo. La coproprietà non è più la stessa. Ogni finestra nasconde segreti. Ogni vicino un potenziale amante. Frisson mi tiene sveglia stanotte, dita tra gambe pensando a lui.