Ciao, mi chiamo Sofia, ho 48 anni, vivo in questo condominio da dieci anni. Sono alta, formosa, con curve che fanno girare la testa. Adoro il brivido, soprattutto quando c’è di mezzo il proibito. Tipo i miei vicini. Quello di fronte, Marco, 50 anni, sposato, corpo da sportivo, muscoli tesi sotto la camicia. Lo conosco dai caffè sul balcone, chiacchiere banali mentre le nostre vite scorrono parallele. Ma gli occhi… quegli occhi mi mangiano sempre.
Ieri sera, aria pesante, umida. Temporale in arrivo, tuoni lontani. Sto sul balcone con una sigaretta, vestitino leggero, niente sotto. Odore di caffè dal mio appartamento, misto a gelsomino dal cortile. Sento una macchina passare in strada, lenta, fari che illuminano le tende. Guardo di là: appartamento di Marco, luce fioca in cucina. La tenda si muove appena, lui è lì, solo, maglietta sudata, pantaloncini larghi. Mi vede, non distoglie lo sguardo. Io sorrido, alzo il bicchiere di vino. ‘Caldo, eh?’ gli dico piano, voce che trema un po’.
Sguardi Caldi e Temporale in Arrivo
Lui annuisce, esce sul suo balcone. ‘Sì, Sofia, un’afa da morire.’ Si appoggia alla ringhiera, a due metri da me. Il vento caldo ci scompiglia i capelli. Parliamo del più e del meno, ma l’aria è elettrica, come i fulmini all’orizzonte. Sento il cuore battere forte. ‘Ti vedo sempre così sexy da qui,’ butta lì lui, con un ghigno. Arrossisco, ma non mi tiro indietro. ‘E tu mi fai bagnare solo guardandoti.’ Silenzio. Un tuono più vicino. La vicina del piano di sotto accende la TV, volume basso. Paura che qualcuno ci senta, ma è eccitante.
La tensione sale. Lui allunga una mano, sfiora la mia. Pelle calda, umida di sudore. ‘Vieni qui,’ sussurra. Salto la ringhiera bassa, atterro sul suo balcone. Ci baciamo famelici, lingue che si intrecciano, mani ovunque. Gli tiro giù i pantaloncini, il suo cazzo duro salta fuori, grosso, venoso, cappella gonfia. ‘Cazzo, Sofia, sei una troia,’ geme lui, palpandomi le tette sode. Io gemo, ‘Scopami, Marco, qui, subito.’ Lo giro, lo spingo contro il muro. Mi sollevo la gonna, la mia fica rasata è fradicia, labbra gonfie. Gli infilo il cazzo dentro con un colpo secco, ‘Aaaah!’ urlo piano, paura che i vicini sentano.
Sesso Selvaggio coi Venti dell’Orage
Lo cavalco piano all’inizio, fianchi che ondeggiano, il suo cazzo mi riempie fino in fondo, sfrega il clitoride. ‘Più forte,’ ansimo. Lui mi afferra il culo, mi sbatte contro, palle che schiaffeggiano la mia carne. ‘Ti fotto come una puttana,’ ringhia, mordendomi il collo. Fulmini illuminano tutto, pioggia inizia a cadere, ci bagna. Io vengo prima, spasmi violenti, ‘Sto venendo, cazzo!’ squirto sul suo cazzo. Lui non si ferma, mi penetra profondo, ‘Prenditi la sborra!’ e schizza dentro, fiotti caldi che mi inondano la fica. Tremiamo insieme, corpi appiccicati, respiri affannati.
La pioggia ci lava, rientriamo zitti. Nessuna parola. Lui mi passa un asciugamano, sorriso complice. ‘Buonanotte, vicina.’ Torno a casa, nuda sotto la pioggia fine, fiche che gocciola ancora il suo sperma. Ora ogni volta che vedo la sua tenda muoversi, o sento i suoi passi, mi bagno. Il condominio non è più lo stesso: un segreto carnale, proibito, che mi fa fremere. Chissà se succederà ancora…