Ero sul mio balcone, con una tazza di caffè in mano, l’odore forte che mi riempiva le narici. Era sera, la luce del lampione tremolava piano, e una macchina è passata in strada con un rombo basso. L’appartamento di fronte, quello del vichino single, aveva la tenda semiaperta. L’ho visto. Alto, muscoloso, si stava cambiando. La camicia gli scivolava via, rivelando il petto abbronzato. I nostri occhi si sono incrociati. Ha sorriso, malizioso. Io non mi sono mossa. Il cuore mi batteva forte. ‘Cazzo, mi sta guardando’, ho pensato, sentendo un calore tra le gambe.

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La tenda si è mossa appena, come se il vento l’avesse sfiorata. Lui si è fermato, pantaloni abbassati, il cazzo semi-eretto che spuntava. L’ho fissato, mordendomi il labbro. Ero in vestaglia leggera, niente sotto. Ho lasciato che si aprisse un po’, mostrando le tette sode. Lui ha afferrato il suo uccello, ha iniziato a toccarsi piano. Io mi sono toccata la fica, umida già. ‘Ti piace, eh?’, ho mormorato tra me. La vicinanza era proibita, bastava un vicino curioso dalla finestra accanto. L’adrenalina mi faceva tremare. Ha fatto un cenno, come ‘vieni da me’. Ma io ho scosso la testa, eccitata dal gioco.

Lo Sguardo che ha Acceso Tutto

Poi non ce l’ha fatta più. Ha infilato una maglietta, è uscito sul suo balcone. ‘Ehi, bella’, ha detto piano, voce rauca. ‘Ti ho vista. Vuoi giocare?’. Il mio balcone era a un metro dal suo, separati solo dalla ringhiera bassa. Ho annuito, il caffè ormai freddo. ‘Vieni qui’, gli ho sussurrato. È saltato agilmente, atterrando vicino a me. Le sue mani sulle mie tette subito, ruvide, calde. ‘Sei una troia voyeur, eh?’, ride piano, pizzicandomi i capezzoli duri. Io gli ho afferrato il cazzo attraverso i pantaloni, duro come ferro. ‘Scopami qui, ma piano, che ci vedono’.

Mi ha girata contro la ringhiera, vestaglia aperta. La luce tamisée del mio salotto illuminava la scena. Ha abbassato le mutande, la sua cappella gonfia mi sfregava la fica bagnata. ‘Sei fradicia’, ringhia, infilandomi due dita dentro. Gemevo piano, sentendo il rumore di passi in cortile giù. ‘Shh, arriva qualcuno’. Ma lui non si ferma, mi lecca il collo, odore di sudore misto a colonia. Poi spinge, il cazzo entra tutto, grosso, che mi riempie. ‘Cazzo, che fica stretta’, ansima, pompatemi forte. Io mi aggrappo alla ringhiera, tette che ballano, vista sul quartiere buio. Un altro balcone acceso, tenda che si muove? Paura e eccitazione mi fanno stringere di più.

La Scopata Selvaggia sul Balcone

‘Più forte, fammi venire’, lo imploro. Lui mi sbatte, pacate violente, la sua pancia contro il mio culo. Sento le palle che sbattono, umide. Mi tocca il clitoride, ruotando. ‘Vieni, puttana, bagnalo’. Esplodo, la fica pulsa, squirto sul pavimento. Lui grugnisci, ‘Adesso tocca a me’, e mi riempie di sborra calda, che cola giù sulle cosce. Restiamo così, ansimanti, lui ancora dentro di me.

È scivolato via piano, un bacio sul collo. ‘Da non credere’, sussurra, saltando indietro. Io mi sistemo, tenda chiusa. Ora il quartiere è diverso. Ogni finestra una tentazione, ogni vicino un segreto. Quel brivido mi ha cambiato. Domani lo rifacciamo?

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