Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi riempie le narici. La sera calava piano, luce tamisée nell’appartamento di fronte. Lui, il vichingo del piano di sopra, alto, muscoloso, con quei tatuaggi che gli coprono le braccia. Lo vedevo attraverso il vetro sottile, il rideau che si muoveva appena con la brezza. Stava in mutande, sudato dopo la palestra, si asciugava i capelli.

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Mi sono fermata. Cazzo, che corpo. Il cuore mi batte forte. Lui si gira, mi vede. I nostri sguardi si incastrano. Non distoglie gli occhi. Io sorrido, un po’ imbarazzata, ma non mi muovo. Alzo il caffè, come un brindisi. Lui fa lo stesso con la birra. Porca miseria, l’aria si fa elettrica. Sento una macchina passare in strada, lenta, i fari che sfiorano il balcone. Paura che qualcuno ci noti, ma è un brivido buono.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

Lui si avvicina alla finestra, il pacco che si gonfia nelle mutande. Si tocca piano, sopra il tessuto. Io? Mi mordo il labbro. La fica mi si bagna all’istante. Apro un po’ la vestaglia, lascio vedere una tetta. Lui ansima, lo vedo dalla bocca aperta. ‘Vieni qui’, gli leggo sulle labbra. No, non posso. O sì? I vicini di lato hanno la luce accesa, ombre che si muovono. E se ci beccano?

Non resisto. Gli faccio cenno di scendere. Cinque minuti dopo, bussa alla porta. Apro, nuda sotto la vestaglia. ‘Cazzo, sei una troia’, mi dice con quella voce roca. Lo tiro dentro, lo bacio selvaggio. Mani ovunque. ‘Ti ho vista, puttana, mentre mi guardavi la coda.’ Lo spingo contro il muro, gli abbasso le mutande. Il cazzo salta fuori, duro come ferro, venoso, grosso. Lo prendo in mano, lo pompo forte. Lui geme: ‘Succhia, dai.’

Mi metto in ginocchio, lo infilo in bocca. Sapore salato, sudore misto a profumo di uomo. Lo lecco dalle palle alla cappella, lo ingoio fino in gola. Gorgoglio, bava che cola. Lui mi afferra i capelli: ‘Brava, troia del vicinato.’ Mi alzo, lo porto alla finestra aperta. ‘Scopami qui, che ci vedano.’ Lo giro, lo piego sul davanzale. La luce di fronte è ancora accesa, il rideau si muove. Paura, eccitazione pura. Lui mi infila due dita nella fica fradicia: ‘Sei una fontana, porca.’

La Scopata Intensa e il Rischio di Essere Visti

Mi sbatte dentro con un colpo secco. ‘Aaaah!’ Il cazzo mi riempie, mi spacca. Spinge forte, palle che sbattono sul culo. Io urlo piano: ‘Più forte, vichingo, fammi sborrare!’ Sudiamo, corpi che scivolano. Sento voci dal cortile, una risata lontana. ‘Zitta, o ci sentono.’ Ma lui accelera, mi martella. Io vengo prima, la fica che pulsa, schizzi che bagnano il pavimento. Lui grugnisce: ‘Prenditi la sborra!’ Mi riempie, caldo, denso, che cola giù dalle cosce.

Cadiamo sul divano, ansimanti. Odore di sesso ovunque, caffè rovesciato. Lui ride: ‘Ora sei la mia vicina preferita.’ Io sorrido, esausta. ‘Ma domani?’. ‘Domani si replica.’ Si riveste, mi bacia. La porta si chiude piano.

Ora, ogni volta che esco sul balcone, lo cerco con gli occhi. Quel rideau che si muove non è più casuale. Il quartiere ha un segreto carnale, sporco, nostro. I vicini? Solo comparse in questo gioco proibito. La coproprietà non è più noiosa. È un nido di desideri repressi, pronti a esplodere. E io? Io brucio d’adrenalina, pronta per il prossimo sguardo.

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