Ero sul mio balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazzina. Era sera, luce tamisée negli appartamenti intorno. Una Fiat passa in strada, rumore di motore che sfuma. Guardo di fronte, finestra aperta dai vicini, Marco e Sofia. Litigano forte. ‘Basta, Marco! Hai scopato con la mia migliore amica!’ urla lei, Cynthia no, Sofia, capelli neri arruffati. Lui, Marius no, Marco, magro, occhi furbi: ‘Era solo una pompata, ridiamoci su.’
Io, lì, immobile. Il cuore batte. Il balcone è separato da un metro, tende semiaperte. Mi eccita già, questo proibito. Sa che la gente vede? O no? Mi appoggio alla ringhiera, caffè dimenticato. ‘Andiamocene a letto un’ultima volta,’ dice lui. ‘Sei pazzo!’ Lei ride nervosa. Ma lo guarda, le tette che si alzano sotto la camicia. Io sento il calore tra le cosce. Un vicino passa sotto, tossisce, ma non alza lo sguardo. Paura che mi vedano, ma non mi muovo.
Lo sguardo indiscreto e la tensione che sale
‘Immagina, l’ultima penetrazione,’ insiste lui. Lei esita, ‘Ok, ma solo per la pace.’ Si spogliano. Lei sulla tavola della cucina, nuda, gambe aperte. Io spalanco gli occhi. La luce gialla illumina il suo culo sodo, i capezzoli duri. Lui le versa farina sul seno? Strano, ma eccitante. ‘Scopami, bastardo,’ geme lei. Il mio clito pulsa, mi tocco piano sotto la gonna, vento fresco sulla pelle.
L’esplosione di passione senza freni
Lui la penetra, cazzo duro che entra nella figa bagnata. ‘Sììì!’ urla lei. Colpi forti, tavola che cigola. Io ansimo, dita dentro le mutande, bagnata fradicia. ‘Prendimi il culo!’ dice lei. ‘Sempre detto no, ma oggi sì!’ Lui spinge, lubrifica con saliva, entra piano. ‘Aaaah, non fa male!’ Grida di piacere, schiaffi di carne. Io mi masturbo veloce, vista sul suo cazzo che pompa nel culo stretto, succo che cola. Paura: la signora del piano di sotto accende la luce. Mi fermo, cuore in gola. Ma loro non si fermano. ‘Sborra dentro!’ ordina lei. Lui ruggisce, si svuota, fiotti bianchi che escono.
Finiscono, sudati, abbracciati. ‘Me ne vado lo stesso,’ dice lui. Lei: ‘Resta…’ Ma lui ride, prende la borsa. Escono dal mio campo visivo. Io vengo in silenzio, gambe tremanti, caffè freddo versato. Torno dentro, tende chiuse. Ora, ogni volta che vedo Sofia in cortile, arrossisce? O sorride complice? Il palazzo è cambiato. Segreti sporchi ovunque. Domani, lascio la finestra aperta io?