Era un pomeriggio d’estate afoso, qui a Roma, via del Grande Pino Azzurro. Stavo sul balcone con il caffè in mano, l’odore forte che saliva dal filtro. Le finestre dei vicini spalancate per far aria. Dall’appartamento di fronte, le tende bianche si muovevano piano, appena un fruscio. Ho visto Anna, la tipa dei Lefebvre, agitare le braccia verso di me. ‘Sofia! Non andare via, c’è un odore schifoso di benzina in casa!’ ha urlato.
Mi sono sporta. L’aria puzzava davvero di nafta, pesante. Il marito era fuori per chissà cosa. ‘Vieni ad aiutarmi?’ ha detto lei, con quella camicetta fucsia che le scivolava, lasciando intravedere i capezzoli liberi. Cortina, bassa, culone da urlo. Ho esitato. Un’auto è passata lenta in strada, clacson lontano. ‘Ok, arrivo’ ho risposto, eccitata dall’idea di entrare in casa sua.
Lo Sguardo Voyeur dal Balcone
Dentro, finestre aperte, puzza ovunque. Abbiamo aperto i tombini, lei si è chinata con una mattonella sotto il coperchio. La camicetta si è aperta, tette piccole e sode. Io ho preparato la moka fuori, sul terrazzo. Lei mi ha voltato le spalle, versando il caffè, pantaloncini bianchi tesi sul culo enorme, rotondo, mutandina che si vedeva netta sotto il tessuto. ‘Cazzo, che cazzo di panorama’ ho pensato, la fica già bagnata.
Ci siamo sedute al tavolo da giardino, nascoste dal garage. L’étendoir traboccava di sue mutande giganti: verdi trasparenti, rosse satinate, gialle con pizzi. ‘Ti piacciono le mie mutande, Sofia?’ ha riso, colta sul fatto. ‘Tuo marito è fortunato’ ho balbettato. Lei ha sospirato: ‘Da anni non mi tocca, solo i suoi francobolli. E tu? Sola dopo la separazione?’ Il cuore batteva forte. Prossimità vietata, vicini che potevano spiare.
Non ho aspettato. Mi sono alzata, tolta la camicetta. Nuda in un attimo, mutanda giù. ‘Facciamo un patto, solo noi due.’ Mi ha invitata sul lettino, gambe aperte sopra la mia faccia. Peli folti, profumo di gelsomino. Le ho leccato la fica gonfia, clitoride rosa. ‘Oh sì!’ gemeva piano. Poi l’ho girata, quel culo paradisiaco. Mani che impastavano, lingua sul buco, dito dentro. Lei mi ha succhiato la fica come una pro.
La Scopata Intensa con Rischio Vicini
Mi ha cavalcata sul lettino, fica sul mio viso, poi si è messa a pecorina. ‘Scopami senza gomma, voglio sentirti tutta.’ Le ho ficcato tre dita nella fica fradicia, poi il pollice nel culo stretto. Gemeva forte, mano sul clito che sfregava veloce. Paura costante: tende che si muovevano di là, un vicino poteva vedere. ‘Shh, ci vedono!’ ma l’adrenalina ci eccitava di più. Le ho leccato il culo spalancato, lingua dentro, mentre lei si masturbava. ‘Voglio la tua sborra sulla faccia!’ ha urlato piano.
Ho goduto forte, schizzi ovunque. Lei si è alzata di scatto: ‘Devo pisciare, caffè maledetto.’ Dietro il cespuglio, gambe flesse, culo aperto, getto potente dalla fica. Non ho resistito: le ho infilato due dita nel culo bagnato. ‘Cazzo, Sofia! Prima volta!’ ha urlato, ma non si è mossa. L’ho fottuta lì, dita veloci, lei veniva di nuovo.
Dopo, caffè finito, vestiti. ‘Al motel prossimo volta, scegli la mutanda.’ Ho rientrato, finestre del nuovo palazzo aperte. Ora il quartiere è diverso: segreti carnali ovunque, sguardi sospetti, fremiti proibiti. Quel culo mi ossessiona, e so che ci guardano.