Ero sul mio balcone a Roma, in questo palazzo vecchio del quartiere Prati, con l’odore forte del caffè che saliva dalla tazzina. La sera era tiepida, un scooter rombava in strada giù, e io sorseggiavo piano, la vestaglia semiaperta. Dall’altra parte della corte interna, la finestra dell’appartamento di Matteo era illuminata fioca, tenda bianca che si muoveva appena con la brezza. Lui era lì, solo, pantaloni abbassati. Cazzo, che spettacolo. Matteo, quel tipo sulla trentina, barba incolta, muscoli tesi dal lavoro in cantiere. Si segava piano, il cazzo grosso in mano, occhi socchiusi. Mi ha vista? Il cuore mi batteva forte, la fica già bagnata. Non ho chiuso la tenda, no, ho lasciato che guardasse.

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I nostri sguardi si sono incrociati. Lui ha rallentato, ma non si è fermato. Un sorriso storto, mano che pompava più forte. Io? Ho aperto di più la vestaglia, capezzoli duri all’aria. ‘Cazzo, Giulia, che fai?’, mi dicevo, ma l’adrenalina del proibito mi eccitava da morire. Un vicino passa sotto, rumore di passi, io trattengo il fiato. Lui continua, sborra quasi, ma si ferma. Mi fa cenno col dito, ‘vieni qui’. No, non ancora. Il gioco durava da giorni, da quando l’avevo beccato la prima volta. Vicini, così vicini, ma questo segreto ci legava già.

Lo Sguardo che Accende il Fuoco

Poi è successo. Bussano alla porta, mezzanotte passata. Era lui, sudato, occhi famelici. ‘Ti ho vista, puttana sexy. Non ce la faccio più’. Lo tiro dentro, ma no, lo porto sul balcone. ‘Qui? Sei pazza?’, ride nervoso. ‘Sì, qui, fammi vedere quel cazzo duro’. Gli abbasso i pantaloni, lo prendo in bocca subito. Gusto salato, vene gonfie, lo succhio profondo, gola piena. Geme piano, ‘Cazzo, Giulia, sei una troia da sogno’. Mano nei miei capelli, pompa in bocca. Rumore di un’auto in strada, luci che sfiorano il balcone. Paura? Sì, ma eccitazione pura, fica che cola.

La Scopata Intensa e il Rischio Totale

Mi alzo, mi giro contro la ringhiera. ‘Scopami ora, forte’. Mi solleva la vestaglia, dita nella fica fradicia. ‘Sei inzuppata, brava vicina’. Entra di colpo, cazzo spesso che mi riempie, spinte violente. Sbatto contro il ferro, tette che ballano. ‘Più forte, Matteo, fammi urlare’. Mi tappa la bocca, ma io mordo, gemo. Sudore che cola, odore di sesso misto a caffè freddo. Sento voci dal basso, un altro vicino? ‘Shh, ci beccano’, sussurra, ma accelera, palle che sbattono sul mio culo. Mi gira, gambe aperte sulla sedia, lecca la fica vorace, lingua dentro, succhia clitoride. Vengo tremando, ‘Sììì, cazzo!’. Poi mi rimette il cazzo dentro, pompa selvaggio, mi sborra dentro caldo, pieno.

Ci accasciamo, ansimi pesanti, balcone umido di noi. Si rivestono veloci, bacio salato. ‘Questo resta tra noi, eh?’. Annuisco, sorriso complice. Torno dentro, luce spenta. Ora il quartiere è diverso: ogni finestra nasconde segreti, ogni balcone un brivido. Matteo? Lo saluto con occhi complici. Il nostro sporco segreto charnel ha cambiato tutto.

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