Ero sul balcone con il caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazza calda. La brezza leggera mi accarezzava la pelle, era sera, le luci della città si accendevano piano. Di fronte, l’appartamento del mio vicino, Marco, quello muscoloso con gli occhi scuri. La sua finestra era socchiusa, luce tamisée, come ogni sera. Lo vidi muoversi, a torso nudo, asciugamano in vita. I nostri sguardi si incrociarono. Pausa. Lui sorrise, un ghigno malizioso. Il mio cuore saltò un battito. Sapevo che mi guardava da settimane, quel rideau che si muoveva appena, come se sbirciasse.
Mi appoggiai alla ringhiera, fingendo di stirarmi. La camicetta si aprì un po’, lasciando intravedere il reggiseno di pizzo. Lui si fermò, occhi fissi. Un rumore di macchina in strada, giù, mi fece rabbrividire. Proibito, così vicino, in questo palazzo dove tutti si conoscono. Ma l’adrenalina mi bagnava già tra le cosce. Ogni notte lo spiavo anch’io: lui che si toccava piano sotto la doccia, il cazzo grosso che si induriva. Pensavo a quel sapore, a sentirmelo dentro. La tensione saliva, insopportabile. Una sera, non ce la feci più.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Bussai alla sua porta, cuore in gola. “Ciao, Isabella”, disse con voce bassa, pezzone in mutande. “Ti ho vista dal balcone”. Lo tirai dentro, mani sul suo petto duro. “Smettila di guardarmi e fammi vedere cosa nascondi”. Le sue labbra sulle mie, ruvide, lingua che invadeva. Mi spinse contro il muro, mani sotto la gonna, dita che sfregavano la mia fica già fradicia. “Sei una troia voyeur, eh?”. “Sì, e tu un porco che si sega pensando a me”. Lo spinsi giù, gli calai i boxer. Il cazzo balzò fuori, venoso, cappella gonfia. Lo presi in bocca, succhiando forte, saliva che colava. Godeva, gemendo: “Cazzo, sì, ingoialo tutto”.
Mi alzò di peso, mi portò alla finestra aperta. “Qui, che tutti vedano come ti scopo”. Paura mista a eccitazione: luci accese di fianco, vicini che potevano spiare. Mi piegò sul davanzale, gonna alzata, mutandine strappate. La sua cappella premette sul mio buco del culo, lubrificato dalla mia eccitazione. “Ti sfondo il culo, puttana”. Entrò piano, poi spinse duro. “Aaaah, sì, rompiamelo!”. Il suo cazzo grosso mi dilatava, pulsava dentro, palle che sbattevano sulla mia fica. Una mano sul clitoride, mi sfregava veloce. “Vieni, spruzzami addosso”. Io urlavo piano, mordendomi le labbra: un’auto passò lenta in strada, fari che illuminavano la facciata. “Se ci vedono?”. “Meglio, che sappiano che sei la mia troia”.
L’Incontro Esplosivo contro la Finestra
Mi girò, gambe spalancate contro il vetro. Mi leccò la fica, lingua dentro, succhiando il mio succo. Poi mi impalò sulla sua verga, cavalcandolo. “Sborrami in bocca, dai”. Lui pompava, sudore che colava, muscoli tesi. “Prendilo tutto, troia”. Esplose, fiotti caldi in gola, ingoiai avida, sperma che gocciolava sul mento. Io venni tremando, schizzi sulla sua pancia.
Ora siamo calmi, sdraiati sul suo letto, odore di sesso nell’aria. Fuma una sigaretta, mi accarezza i capelli. “Domani di nuovo?”. Annuisco, eccitata. Ma fuori, la coproprietà è cambiata. Ogni vicino che saluto penso: chissà se sanno? Ogni finestra è un segreto, un invito. Marco è il mio, ma l’aria è elettrica, piena di possibilità proibite. Non vedo l’ora di spiare ancora.