Ero sul balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazza. Era sera, luce tamisée nell’appartamento di fronte, quel vicino, Marco, alto e muscoloso, con la moglie spesso via per lavoro. Il rideau si muoveva appena, come se volesse invitarmi a guardare. E io guardavo. Lui era lì, in mutande, si accarezzava il pacco gonfio, piano, come se sapesse. Un brivido mi ha preso la fica, già umida. Ho sentito una macchina passare in strada, ho trattenuto il fiato.

💸Diventa modella webcamOltre il 50% dei guadagni · Pagamenti giornalieri · 60 M di visite/giornoScopri di più →

Mi sono avvicinata alla ringhiera, gonna leggera che svolazzava. Lui ha alzato lo sguardo, mi ha vista. I nostri occhi si sono incatenati. Ha sorriso, malizioso, e ha tirato giù le mutande. Il suo cazzo, grosso, duro, pulsava nella mano. Si segava lento, fissandomi. Io? Ho aperto un po’ le gambe, mano sotto la gonna, dita sulla passera che colava. ‘Cazzo, mi sta guardando’, pensavo, eccitata da morire. Il cuore batteva forte, paura che un altro vicino notasse.

Lo Sguardo Proibito dal Balcone

Ha fatto un cenno, come ‘vieni qui’. Io ho esitato, ma il desiderio ha vinto. ‘Solo un minuto’, mi son detta. Sono rientrata, ma lui ha bussato piano alla porta dopo cinque minuti. Aperto, nuda dalla vita in giù, solo top trasparente. ‘Ti ho vista, puttana’, ha sussurrato, entrando. Le sue mani sulle mie tette, bocche che si divoravano.

Mi ha spinta contro il muro del salotto, finestra aperta sul cortile. ‘Se ci vedono?’, ho gemuto, ma la fica mi pulsava. ‘Meglio, ci eccita’, ha ringhiato, dita dentro di me, due, tre, che mi fottevano forte. Bagnata fradicia, succhi che risuonavano. ‘Succhia il mio cazzo’, ha ordinato, tirandolo fuori, venoso, cappella viola. In ginocchio, l’ho preso in bocca, gola profonda, saliva che colava. Lui mi teneva la testa, ‘Brava troia del vicinato’. Godevo, il rischio di un vicino che passa mi faceva impazzire.

La Scopata Selvaggia con il Rischio di Essere Scoperti

Mi ha alzata, gambe aperte sul divano, cazzo che entrava di colpo nella mia fica rasata. ‘Ahhh, sì, scopami forte!’, urlavo piano, unghie nella sua schiena. Ogni colpo, paf paf, il divano scricchiolava. Finestra aperta, luce del lampione illuminava i nostri corpi sudati. Odo passi in cortile? Paura, ma non ci ferma. Mi gira a pecorina, mi lecca il culo, dito nel buco stretto. ‘Ti piace il culo?’, ‘Sì, ma piano, cazzo’. Invece spinge, mi incula piano, poi più forte. Io mi tocco la clitoride, vengo urlando, ‘Sto venendo, porca puttana!’.

Lui accelera, ‘Prendo il tuo culo’, grugnisce, e schizza dentro, caldo, profondo. Ci crolliamo, sudati, odore di sesso ovunque. Un’altra macchina passa, fanali che sfiorano la finestra. Ci rivestiamo in fretta, risate nervose. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurra baciandomi. Esco sul balcone, caffè finito, freddo sulla pelle.

Ora, ogni volta che lo vedo in cortile, con la moglie, quel segreto mi bagna. La coproprietà è diversa: occhi che si cercano, promesse silenziose. L’adrénaline dell’osservata, del proibito. Voglio di più.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *