Ero sul mio balcone, con una tazza di caffè fumante in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato al rumore di una macchina che passava lenta in strada. Di fronte, nell’appartamento illuminato da una luce giallastra, lui. Il mio vicino, quel tipo alto e muscoloso che si era trasferito da poco. Dicevano fosse uscito di galera, un evaso o roba simile, ma chi se ne frega. Lo spiavo da giorni, il cuore che batteva forte.

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Il rideau si muoveva appena, come se sapesse che lo guardavo. Era a torso nudo, sudato, con i muscoli che guizzavano mentre si asciugava. I pantaloni bassi sui fianchi, quel rigonfiamento… dio, mi bagnavo solo a pensarlo. Una sera, i nostri sguardi si incrociarono. Lui sorrise, malizioso. Io arrossii, ma non mi ritrassi. ‘Buonasera, bella’, gridò piano. ‘Vieni a prendere un caffè?’. Esitai. Il brivido dell’interdetto, i vicini che potevano sentire… ma annuii.

Lo Sguardo che Accende il Desiderio

Attraversai il cortile, il cuore in gola. Bussai piano. Aprì, puzzava di uomo, sudore e libertà fresca. ‘Entra, non mordo… ancora’. Rise. Ci sedemmo vicini, le ginocchia che si sfioravano. Parlavamo di niente, ma gli occhi dicevano tutto. La sua mano sul mio ginocchio, poi su coscia. ‘Ti ho vista, sai? Che mi guardavi’. Arrossii. ‘E tu… mi piacevi’. La tensione saliva, proibita, con il rischio che qualcuno dal quartiere ci vedesse.

Mi tirò a sé, le labbra sulle mie, ruvide. ‘Cazzo, sei bagnata già’, mormorò, infilando la mano sotto la gonna. Le dita grosse nella figa, umida e calda. Gemevo piano, ‘Shh, i vicini…’. Ma lui non si fermava. Mi spinse contro il muro, il rideau che sbatteva leggero. Teneva una mano sulla bocca, l’altra che mi scopava con le dita. ‘Ti piace essere vista, eh troia?’. Annuii, eccitata da morire.

L’Esplosione di Piacere e Paura

Mi abbassò i pantaloni, il cazzo enorme saltò fuori, venoso e duro. ‘Prendilo in bocca’, ordinò. Mi inginocchiai, lo leccai dalla base alla cappella, salato. Lo succhiavo profondo, bava che colava. Lui gemeva, ‘Brava puttana’. Paura che una macchina passasse, luci che illuminassero… ma l’adrenalina mi faceva impazzire. Mi alzò, mi girò, figa esposta alla finestra. ‘Ora ti fotto’. Entrò di colpo, grosso, mi riempì tutta. ‘Ahhh!’, urlai piano. Spingeva forte, palle che sbattevano sul culo.

‘Più forte, cazzo!’, lo implorai. Mi teneva i fianchi, mi martellava, il sudore che colava. ‘Sborro dentro?’, grugnì. ‘Sì, riempimi!’. Sentivo il vicino di fianco tossire, forse aveva sentito… il terrore m’eccitava di più. Venne con un ruggito, sborra calda che mi inondava. Io esplosi, figa che pulsava, gambe tremanti. Crollammo sul divano, ansimanti.

Dopo, caffè amaro, corpi appiccicosi. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurrò. Sorrisi. ‘Il nostro segreto’. Ora ogni volta che vedo le finestre accese, penso a lui, al suo cazzo dentro di me. Il quartiere è cambiato: ogni ombra nasconde un desiderio, ogni rideau un invito. L’adrenalina di essere osservata… non smetterò mai.

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