Era una mattina umida a Milano, sul mio balcone con il caffè in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato al rumore di una macchina che passava lenta in strada. Di fronte, nell’appartamento illuminato fioco, lui. Il mio vicino, quel tipo alto, muscoloso, capelli scuri e occhi penetranti. Lo vedevo attraverso il velo sottile della tenda che si muoveva appena con la brezza. Stava lì, a torso nudo, sudato dopo chissà quale allenamento. I muscoli delle braccia tesi, il petto che si alzava e abbassava. Io… io non potevo staccare gli occhi. Mi sono sporta un po’, la vestaglia aperta quel tanto che basta. Sapevo che poteva vedermi. E infatti, ha alzato lo sguardo. I nostri occhi si sono incatenati. Un brivido. ‘Cazzo, mi sta guardando’, ho pensato, e la fica ha iniziato a pulsare.

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Non è finita lì. Ogni sera, lo stesso gioco. Io sul balcone, fingendo di fumare, ma con la camicia sbottonata, i capezzoli duri contro il tessuto leggero. Lui apre la finestra, si appoggia, sorride. ‘Buonasera, bella’, mi dice una volta, la voce bassa, rauca. Io arrossisco, ma non mi tiro indietro. ‘Buonasera, vicino. Allenamento finito?’ Risata complice. L’aria era elettrica, carica di quel proibito del vicinato. Sapevamo che bastava un passo falso e tutto il palazzo avrebbe spiato. Ma era questo il brivido. Una sera, la luce del lampione tremolava, un’auto lontana rombava. Mi sono avvicinata alla ringhiera, ho lasciato cadere la sigaretta. Lui ha fatto lo stesso. ‘Vieni qui’, mi ha sussurrato. Cuore in gola, sono scesa. La tensione sessuale ha craqueato come un fulmine.

Lo Sguardo Proibito dal Balcone

Ci siamo trovati sul suo balcone, porte socchiuse, il rischio di un vicino che passa. Mi ha presa per la vita, le sue mani forti sulla mia pelle. ‘Ti guardo da settimane, troia’, mi ha ringhiato all’orecchio, mordendomi il lobo. Io gemevo già, ‘Fallo, scopami qui, fammi urlare’. Mi ha girata, schiacciata contro la ringhiera. La gonna alzata, mutande strappate di lato. Il suo cazzo enorme, duro come ferro, mi sfregava la fica bagnata. ‘Sei fradicia, puttana’, ha detto, infilando due dita dentro, facendomi ansimare. Ho sentito il rumore di passi giù in cortile, un vicino che porta fuori il cane. ‘Shh, ci sentono’, ho bisbigliato, ma ero più eccitata. Lui ha riso, ‘Meglio, che ci guardino’. Mi ha penetrata di colpo, il cazzo che mi spacca in due, fino in fondo. ‘Ahhh, sììì!’, ho urlato piano, le tette che sbattevano contro il ferro freddo. Pompava forte, ritmico, il sudore che colava, l’odore di sesso nell’aria. Mi ha presa per i capelli, tirando, mentre mi scopava la fica come un animale. ‘Leccami le palle’, ho ordinato, inginocchiandomi. Il suo cazzo in bocca, salato, venoso. Lo succhiavo profondo, gola piena, bava che colava. Lui grugniva, ‘Brava troia, ingoia tutto’. Poi mi ha rimessa in piedi, mi ha girata, cazzo nel culo stavolta, stretto, doloroso ma delizioso. ‘Vengo!’, ha gemuto, riempiendomi di sborra calda, che colava giù sulle cosce. Io venivo con lui, la fica che squirta sul pavimento, tremando, con la paura che la signora del piano di sopra aprisse la finestra.

Ora è calmo, sudati e ansanti, sdraiati sul suo divano. La luce del balcone ancora accesa, ma spegniamo tutto. ‘Questo resta tra noi’, mi dice, accarezzandomi. Annuisco, ma dentro so che è cambiato tutto. Ogni finestra del quartiere ora mi sembra viva, piena di segreti. Passo dal balcone e sorrido, pensando al suo cazzo, all’adrenalina. Il vicinato non è più lo stesso: è un nido di desideri proibiti. E io? Io ne voglio ancora.

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