Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi riempiva le narici. Notte d’estate a Milano, aria calda, un’auto passa lenta in strada, fari che sfiorano le tende. L’appartamento di fronte, luce tamisée, il tendaggio si muove appena. Luca, il vicino sposato, alto, muscoloso, quello che saluto sempre con un sorriso complice sulle scale. Stasera è solo? No, Sofia è lì con lui.
Mi appoggio alla ringhiera, vestaglia aperta sul seno nudo. Lo vedo: la tira contro il muro, le strappa la gonna. Lei geme, voce che arriva fioca. Lui le infila la mano tra le cosce, la figa già bagnata, lo capisco dal modo in cui si inarca. Io? Il cuore mi batte forte. Proibito, così vicino, un palazzo e basta. Mi tocco piano, capezzoli duri, figa che pulsa. Lui alza gli occhi, mi vede. Non si ferma. Mi fissa mentre le lecca il collo, mano che scopa la sua passera. Sorrido, apro di più la vestaglia. L’adrénaline mi fa tremare.
Lo Sguardo Voyeur che Accende Tutto
“Cazzo, guardami”, sussurro tra me. Lui annuisce quasi, spinge Sofia in ginocchio. Lei gli tira giù i pantaloni, cazzo grosso, venoso, eretto. Lo prende in bocca, succhia forte, saliva che cola. Io mi infilo due dita dentro, bagnata fradicia, immaginando quel uccello in gola. Un’altra auto passa, mi nascondo un secondo, ma continuo. Luca mi guarda, pompa in bocca a lei, occhi su di me. La tensione sale, proibita, vicini che si spiano come animali.
Il giorno dopo, scale del palazzo. Odore di pasta dal piano di sotto. Lo incontro, “Buongiorno, bella notte?” dice con ghigno. Arrossisco, “Ho visto tutto”. Lui si avvicina, mano sul mio fianco, “E ti è piaciuto?”. Annuisco, figa che si bagna di nuovo. “Vieni da me, Sofia lavora fino a tardi”. Entro nel suo appartamento, porta che sbatte. Cuori che martellano.
La Passione Esplode in Cazzo e Figa
Mi butta sul divano, “Spogliati, troia”. Vestaglia a terra, tette libere, figa rasata esposta. Mi spalanca le cosce, “Cazzo, sei fradicia”. Lingua dentro, lecca clitoride, succhia forte. Gemo, “Sì, leccami, come a lei ieri”. Due dita che mi fottono, “Ti ho vista masturbarti, puttana”. Mi giro, a pecorina, culo in aria. “Scopami, Luca, forte”. Cazzo che entra, grosso, mi riempie tutta. “Ahhh, sììì!”, urlo piano, paura che i vicini sentano. Pam pam pam, palle che sbattono sul mio clito.
“Più forte, cazzo!”, lo incito. Mi afferra i fianchi, mi martella, sudore che cola. “La tua figa è meglio di quella di Sofia, stretta, bagnata”. Mi alzo, lo cavalco, tette che rimbalzano. “Guardami, come ieri”. Succhio il suo capezzolo, graffio la schiena. “Vengo, porca!”, grida, sperma caldo che mi inonda la passera. Io squirto, liquido che schizza sul divano. Tremiamo, ansimi, rischio che qualcuno bussi.
Ci rivestiamo veloci, baci rubati. “Non dire niente”, sussurra. Esco, gambe molli, aria fresca sul balcone dopo. Ora ogni luce accesa nel palazzo mi eccita. Quel segreto carnale, la nostra scopata cruda, ha cambiato tutto. I vicini non sono più solo facce: sono desideri nascosti, fighe da leccare, cazzi da cavalcare. Torneremo a spiarci, lo so. L’adrénalina non finisce.