Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che saliva dalla tazzina. Sera d’estate a Roma, caldo appiccicoso, una macchina passa lenta in strada, romba bassa. L’appartamento di fronte, luce tamisée, tenda bianca che si muove piano, come se un alito di vento… ma no, era Marco. Lo vedevo netto, camicia aperta sul petto peloso, pantaloni giù alle caviglie. La mano sul cazzo, grosso, duro, lo pompava lento. Cazzo, mi sono fermata, cuore che batte forte. Lui alza gli occhi, mi fissa. Io arrossisco, ma non mi muovo. Sorrido? Sì, un po’, mordicchiandomi il labbro. Lui accelera, gemito rauco che immagino, occhi fissi nei miei. L’adrenalina, porca puttana, la figa che si bagna già. Prossimità del cazzo, vietato, vicini di casa, se ci beccano… ma eccitante da morire.

Non resisto. Gli faccio cenno con la testa, verso la porta. Lui annuisce, si rivestire veloce, sparisce. Due minuti, bussano piano. Apro, sudata, vestitino leggero che mi si appiccica. ‘Alessandra, ti ho vista, troia voyeur’ sussurra, entra, chiude. Mi bacia duro, lingua che invade, mani che mi palpano il culo. ‘Eri lì a guardarmi pomparmi il cazzo, eh? Ti è piaciuto?’ Annuisco, ansimante. ‘Sì, Marco, cazzo, mi hai fatta bagnare.’ Mi strappa il vestito giù, mutande a terra. Mi spinge contro la finestra aperta, balcone di fronte, luci accese nei palazzi intorno. Paura che qualcuno veda, ma figa che pulsa.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

Mi gira, lecca il collo, scende. Ginocchia a terra, mi apre le cosce. ‘Fica rasata, bagnata fradicia.’ Lingua dentro, lecca clitoride gonfio, succhia forte. Gemo, ‘Oh sì, leccami, cazzo!’ Mani nei suoi capelli, spingo la figa in faccia. Lui infila due dita, pompa veloce, succhia. ‘Squirtami in bocca, puttana.’ Io tremo, vengo forte, schizzi caldi sul suo viso. Lui ride, si alza, cazzo fuori, viola, vene gonfie. ‘Apri la bocca.’ Lo prendo, succhio profondo, gola piena, bava che cola. ‘Brava, troia del palazzo.’ Mi tira su, contro il vetro freddo. Finestra aperta, tenda mosso dal vento, vicini potrebbero guardare. Mi piega, levrette, cazzo che entra di colpo nella figa. ‘Stretta, bagnata, ti scopo come una cagna.’ Spinge forte, palle che sbattono, io urlo piano, ‘Più forte, fammi male!’ Paura di rumori, una porta che sbatte al piano di sotto, eccitazione doppia. Mi fessa il culo, ‘Vuoi nel culo?’ ‘Sì, sodomizzami!’ Lubrifica con i miei succhi, entra piano, poi martella. Cazzo grosso che mi spacca, dolore piacere, ‘Sborra dentro!’ Lui accelera, grugnisci, ‘Vengo, troia!’ Caldo che esplode nel culo, io vengo di nuovo, figa che spruzza sul pavimento.

Cadiamo sul divano, sudati, ansimi. Fuma una sigaretta, passa a me. ‘Cazzo, Alessandra, sei una dea.’ Rido, tremante. ‘Segreto nostro, eh? Ma ora ogni luce accesa mi fa bagnare.’ Lui va via piano, bacio ultimo. Chiudo la porta, figa che gocciola ancora. Il palazzo non è più lo stesso: ogni finestra un invito, ogni vicino un possibile amante. Questo segreto carnale mi ha cambiato, viva, eccitata per sempre.

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