Ero sul balcone, caffè in mano, quel profumo forte che mi riempie le narici. Giugno, sole già alto ma non soffocante, brezza dal mare che porta odore di sale. La mia casa è in questa fila di villette, giardini divisi da siepi basse, vicini vicini. Lo vedo arrivare, Marco, quel ragazzo di ventitré anni, menuisier del piano di sotto. Corre ogni mattina dopo il lavoro, sudato, muscoli tesi sotto la maglietta aderente. Passa lento davanti al mio cancello, rallenta. Io sono in bikini bianco, pelle abbronzata, sdraiata sul lettino. Fingo di leggere, ma so che mi fissa. Occhiali da sole, non vedo i suoi occhi, ma sento il suo sguardo bruciare.

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I giorni dopo, lo aspetto. Mi giro sul ventre, culo in aria, tanga che sparisce tra le chiappe. Sento i suoi passi rallentare, un respiro trattenuto. Un’altra volta, mi alzo sotto la doccia esterna, acqua che scivola sul seno, gambe aperte, schiena inarcata. Lui passa, quasi inciampa. Il cuore mi batte forte, adrenalina pura. Adoro questo gioco, sapere di essere vista, desiderata dal quartiere. La siepe è bassa, basta sporgersi. Una tenda si muove di là, la signora Rossi? Non mi frega, mi eccita di più.

Il Gioco di Sguardi con il Vicino Jogger

Una mattina, lui rallenta troppo, guarda dritto. Io mi raddrizzo, gli faccio ciao con la mano. Perde l’equilibrio, cade rovinosamente sul sentiero ghiaioso. ‘Cazzo!’ grida. Corro fuori, accappatoio aperto, vedo graffi su ginocchia e gomiti. ‘Stai bene?’ gli chiedo, accentuando la mia voce roca. Lui arrossisce, ‘Sì, sì… scusa.’ Lo tiro su, lo porto in giardino. ‘Siediti, ti disinfetto.’ Tampono con cotone e alcol, mani che tremano un po’. Odore di sudore maschile, maschio puro. Parliamo, lui del legno che puzza di resina, io di come adoro il mattino sul balcone. Vicini di casa, ma ora così vicini.

Il giorno dopo, sono in tunica leggera, niente sotto, gambe accavallate sul balcone. Lo vedo arrivare, gli faccio cenno. ‘Entra, bevi qualcosa.’ Preparo Albarola fresco, affettati, formaggi sull’erba. ‘Mi dispiace per ieri,’ dice ridendo. Mangiamo, chiacchieriamo. Silenzio. Sguardi. Vento solleva la tunica, cosce nude esposte. Lui fissa, mano sulla mia gamba. ‘Posso?’ sussurra. Annuisco, eccitata. Mano sale, tocca la fica già bagnata. ‘Sei nuda…’ geme. Mi bacia, lingue che si intrecciano, sapore di vino e sale.

L’Incontro Esplosivo e il Sesso Selvaggio

Lo spoglio, maglietta via, torace sudato. Lecco il suo cazzo duro attraverso i pantaloncini, poi lo libero. ‘Cazzo, che grosso,’ dico, prendendolo in bocca. Succhio piano, linguate sulla cappella, lui geme piano. Paura: una macchina passa in strada, freni stridono. ‘Shh, i vicini…’ ma continuo, più forte. Lui mi stende sull’erba, lecca la fica, lingua dentro, succhia il clitoride. ‘Sei dolce, troia,’ ansima. Mi tremano le cosce, vengo in bocca sua, bagnata fradicia. Prendo un preservativo dal borsa, glielo metto. ‘Scopami ora.’ Mi monta, cazzo che entra piano, poi forte. Spingo i fianchi, ‘Più forte, fammi urlare!’ Paura del vicino di fianco, tenda che si muove? Adrenalina folle. Lui mi pompa, tette che ballano, ‘Vengo!’ grida, io dopo, urla soffocate.

Rimaniamo lì, sudati, corpi appiccicati. Nuotiamo in piscina, ridiamo. Sera, dentro casa, rifacciamo piano, missionario lento. ‘Tornerai?’ chiedo. ‘Ogni giorno.’ Ma so che è un segreto. Ora, ogni balcone, ogni finestra, ha un sapore nuovo. La coproprietà è diversa, piena di desideri nascosti. Lo guardo correre, sorridiamo complici. Il nostro peccato carnale ci lega per sempre.

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