Ero sul balcone, con l’odore del caffè che saliva dalla tazza, la brezza leggera che muoveva appena la tenda. Dall’altra parte del cortile, Luca, il marito della mia vicina Anna, armeggiava con la sua nuova moto tedesca, un bolide che rombava piano. Lo guardavo da dietro il vetro socchiuso, il cuore che batteva un po’ più forte. Lui alzò gli occhi, mi vide. Sorrise, quel sorriso malizioso. Io arrossii, ma non distolsi lo sguardo. Sapevo che Anna era al lavoro, e quel gioco di occhi mi eccitava da morire. L’interdetto del vicinato, così vicino, così pericoloso.
Più tardi, bussarono. ‘Vieni a vedere la moto?’, disse Luca, con Anna che annuiva entusiasta. Improvvisammo un pranzo sul mio tavolo. Sotto, il suo piede sfiorò il mio. Caldo, insistente. Io non mi ritrassi. ‘Bella bestia, eh?’, biascicò lui, ma i suoi occhi dicevano altro. Ricordavo le feste in cortile, quando ballavamo e sentivo la sua erezione contro di me attraverso i vestiti. Ora, vedova da un anno, la mia figa si bagnava al pensiero. ‘Ti va un giro?’, propose dopo il caffè. Esitai. ‘Ho paura…’, dissi, ma Anna insistette. Salii dietro, la gonna che saliva fino all’inguine. Lo strinsi forte, le mie cosce aperte sulle sue. Partimmo, il rombo che vibrava tra le gambe, la sua schiena contro i miei capezzoli duri.
Lo Sguardo Proibito dal Balcone
In accelerazione, mi aggrappai alla sua vita. Lui inclinava la moto nei curvoni, e io mi premevo di più. Una mano lasciò il manubrio, scivolò sulla mia coscia. ‘Luca…’, sussurrai, eccitata. La ripeté, più su. Il cuore mi scoppiava. Presi le sue dita, le guidai verso la sua patta. Lui aprì la zip, tirò fuori il cazzo duro dal boxer. Lo afferrai con due mani, lo segai piano mentre la moto filava. Le palle pesanti, il glande gonfio. ‘Cazzo, sì…’, gemette lui. Io mi bagnavo, la figa che pulsava. Coprii con la sua giacca, paura che dalle auto videro.
Svoltò in un bosco ombroso vicino al quartiere, spense il motore. Un’auto passò distante sulla strada, il fruscio delle foglie. Ci buttammo l’uno sull’altra. Baci umidi, lingue che si divoravano. ‘Ti voglio da morire’, ringhiò, alzandomi la gonna. Me la strappai via, culotte a terra. Mi spinse contro un albero, dita nella figa fradicia. ‘Sei una troia bagnata…’, disse, sfregando il clitoride. Gemevo, ‘Fottimi col dito, dai!’. Ne infilò due, me li scopava forte. Le gambe tremavano, ‘Viene… oh cazzo, viene!’. Esplosi, stringendogli la mano tra le cosce.
La Passione Esplode nel Bosco
‘Ancora, dentro!’, ordinai. Il dito riprese, lento poi veloce. ‘Brava puttana…’, mi leccava il collo. Venni di nuovo, urlando piano, mordendomi il labbro per non attirare vicini. Mi inginocchiai, il suo cazzo dritto in faccia, venoso, luccicante. Lo leccai dal basso, succhiai le palle. ‘Prendilo in bocca’, ordinò. Lo ingoiai tutto, gola profonda, saliva che colava. La mano sul suo culo, dito sul buco del culo, lo rigiravo. ‘Cazzo, sì, troia!’. Lo segavo con la bocca, clac clac, lui pompava. ‘Vengo… bevi tutto!’. Sgorgò jet caldi, lo ingoii, salato, denso.
Ci rivestimmo in silenzio, sudati, il cuore ancora a mille. Rientrammo, Anna non sospettò nulla. ‘Bella prova?’, chiese. ‘Da urlo’, dissi io, occhi in quelli di Luca. Ora, ogni volta che vedo le luci del loro appartamento, o il cortile, penso al suo sperma in gola. Il quartiere non è più lo stesso: ogni ombra nasconde un segreto carnale, e io bramo il prossimo sguardo.