Ero sul balcone con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. Di fronte, nell’appartamento delle mie vicine, la luce tamisée filtrava dalle tende semiaperte. Sofia, quella magra con i capelli scuri, e sua cugina Giulia, più formosa, ridevano piano. La tenda si muoveva appena, come se un alito di vento le sfiorasse. Le ho viste spogliarsi, piano, senza fretta. Sofia ha abbassato le mutandine, e… cazzo, la sua figa rasata, rosa e gonfia, luccicava. Giulia l’ha toccata lì, con le dita, e Sofia ha gemuto, un suono basso che mi è arrivato dritto in pancia.
Mi sono avvicinata alla ringhiera, il cuore che batteva forte. ‘Che troie’, ho pensato, ma la mia fica pulsava già. Ho infilato una mano sotto la gonna, sfiorando la passera bagnata attraverso le mutande. Loro non si accorgevano di niente, o forse sì? Giulia ha aperto le gambe di Sofia, leccandola piano, la lingua che entrava e usciva. Io ansimavo, il caffè freddo in mano, una macchina che passava in strada coprendo i miei gemiti. E poi… ho sentito uno sguardo. Paolo, il vicino di fianco, dalla sua finestra socchiusa, mi fissava. I suoi occhi neri, eccitati. Ha sorriso, malizioso, e ha fatto un gesto con la mano, come a dire ‘vieni qui’.
Lo Sguardo Proibito dalla Finestra
Non ce l’ho fatta più. Ho lasciato il balcone, il cuore in gola, e sono andata da lui. La porta era aperta, come sempre. ‘Isabella, ti ho vista’, ha sussurrato, tirandomi dentro. Le sue mani ruvide sulla mia gonna, su per le cosce. ‘Quelle puttane laggiù… ma tu sei più troia’. Mi ha spinta contro il muro, vicino alla finestra aperta verso di loro. Ha strappato le mutande, ‘Guarda, sei fradicia’. La sua lingua sulla mia figa, leccando forte il clitoride gonfio. Io gemevo, ‘Paolo, cazzo, leccami… ma se ci vedono?’. ‘Meglio, che guardino’. Mi ha girata, il culo contro il vetro, e ha infilato due dita dentro, pompando veloce. La fica schizzava, bagnavo tutto. ‘Prendilo’, ho detto, e lui ha tirato fuori il cazzo duro, spesso, venoso. Me lo ha ficcato in bocca, scopandomi la gola. ‘Succhia, zoccola’. Poi mi ha presa da dietro, il cazzo che entrava tutto, sbattendomi contro la finestra. Ogni spinta, bum, il vetro tremava. Vedevo Sofia e Giulia che si leccavano ancora, e Paolo mi martellava la figa, ‘Ti sfondo, vicina di merda’. Ho urlato venendo, la passera che stringeva il suo uccello, lui che mi riempiva di sborra calda, colando sulle cosce. Un’altra macchina in strada, fanali che illuminavano per un secondo… e se avessero visto?
Siamo crollati sul pavimento, sudati, ansimanti. Lui rideva piano, ‘Ora sai il mio segreto, Isabella’. Io ho annuito, la fica ancora tremante. Siamo tornati ai balconi separati, come niente fosse. Ma ora, ogni luce accesa nel quartiere mi fa bagnare. Quelle finestre non sono più solo case… sono fighe da spiare, cazzi da succhiare. Il vicinato è cambiato, è nostro.