Abito in un palazzo vecchio a Roma, balcone stretto con vista sull’appartamento di fronte. L’odore del caffè mi sale dal termos, mentre sorseggio piano. È sera, luce tamisée filtra dalle loro tende. Marco, il nuovo vicino, direttore di qualcosa, mi fissa dal suo balcone. Alto, moro, culo sodo nei jeans. I nostri sguardi si incrocciano. Lui sorride, io arrossisco. Macchina passa in strada, clacson lontano rompe il silenzio.
Giorni così. Dal vetro, lo vedo con la sua tipa, carezze sul divano. Lei gli slaccia la camicia, lui le infila la mano sotto la gonna. Io spalanco gli occhi, fica che si bagna. Mi tocco piano, rideau mosso da brezza. Un giorno, in ascensore, ci sfioriamo. ‘Ciao Giulia, sempre al balcone?’ dice lui, voce bassa. ‘Sì, vista bella… su di te’ balbetto. Ridiamo nervosi. Poi sms: ‘Stasera un drink da me?’. Cuore batte forte. Proibito, vicini.
Lo sguardo che accende il fuoco
Arrivo, code per digicode. ‘Entra, Luca, mio amico del piano di sotto, ha portato champagne’ mi dice. Luca, alto, charmant, gay dice lui. Occhi che brillano. Brindiamo, bollicine fredde. Atmosfera calda, finestre aperte su cortile. Paura che qualcuno veda.
Marco mi bacia, mani sui tette. Io gemo, Luca ci guarda. ‘Fidatevi’ sussurra Marco. Mi spogliano piano. Cazzi duri, il suo grosso, quello di Luca lungo e liscio. Li pompo a turno, saliva che cola. ‘Cazzo, che troia’ ride Luca. Mi metto in ginocchio, li lecco, paragono. Odore di maschio, sudore misto a champagne.
Marco mi sdraia sul tappeto, 69. La sua lingua sul clito, io gli succhio il cazzo. Luca si unisce, lecca il mio culo. ‘Oh porca puttana, sììì’ urlo, tremo. Orgasmo mi spacca, figa che squirta in bocca a Marco. Non ferma, mi incula Luca piano, cappuccio on. Sento il suo cazzo sottile entrare nel buco stretto. Marco sotto, mi lecca la fica aperta.
La scopata senza limiti
‘Voltati’ ordina Marco. Monto Luca al contrario, culo su cazzo suo. Marco spinge nella fica, doppio pieno. ‘Ahhh, mi spacchiate!’ grido. Vado su giù, cazzi che sfregano dentro, pareti tese. Finestra aperta, voci dal cortile, terrore eccita. Auto frena giù, cuori impazziti. Pompo forte, orgasmo doppio mi fulmina. Stringo, sudo, urlo come matta.
Crollo, esausta. ‘Sborratemi sulle tette’ chiedo. Si menano veloci, sborra calda schizza capezzoli duri. Io spalmo coi loro cazzi, rido. ‘Grazie, siete dei porci perfetti’.
Dopo, vestiti, caffè sul balcone. Silenzio complice. Ora, ogni luce accesa nel palazzo mi fa fremere. Quei vicini? Non più anonimi. Segreto carnale lega tutto, vicinato cambiato per sempre. Ogni sguardo, promessa sporca.