Era una sera d’estate afosa, qui a Milano, col balcone aperto per far entrare un filo d’aria. Stavo sorseggiando un caffè forte, l’odore che saliva dalla tazzina misto a quello delle fioriere. Dall’altra parte della corte interna, la finestra dell’appartamento di fronte era socchiusa, la tenda che si muoveva piano con la brezza. Lui, Marco, il vicino del terzo piano, quel tipo muscoloso sui 40, con la barba incolta e gli occhi da predatore. L’ho visto prima nudo dalla cintola in su, sudato dopo la palestra, che si asciugava i capelli.

Mi sono sporta un po’, il cuore che già batteva forte. Sapevo che poteva vedermi. Indossavo solo una camicia leggera, sbottonata quel tanto che bastava per far intravedere i capezzoli duri. Lui ha alzato lo sguardo, i nostri occhi si sono incatenati. Un sorriso malizioso, eh? Ha spento la luce in cucina, ma ha lasciato accesa quella del salotto, tamisata, che filtrava sul suo petto. Io ho sentito un brivido, la figa che si bagnava piano. ‘Cazzo, mi sta guardando’, ho pensato, mordendomi il labbro. Un’auto è passata in strada, rombando, e ho esitato, ma non mi sono ritratta. Ho slacciato un altro bottone, lasciando intravedere la curva del seno. Lui ha annuito, come a dire ‘brava troia’. La proibizione del vicinato, quel ‘non si fa’, mi eccitava da morire.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

La tensione saliva, il caffè ormai freddo in mano. Lui si è avvicinato alla finestra, ha abbassato i pantaloni quel tanto per mostrare il cazzo semi-eretto, grosso e venoso. Io ho lasciato cadere la tazzina, il rumore sordo sul pavimento. Mi sono alzata, ho aperto la camicia del tutto, tette al vento, e ho infilato una mano nelle mutande, sfregando la clitoride gonfia. ‘Vieni qui’, ho mimato con le labbra. Lui ha esitato, ha guardato verso la sua porta, poi è sparito. Pochi minuti, un bussare piano alla mia.

Sesso Crudo sul Balcone con Rischio Totale

Ho aperto nuda, lui dentro in un lampo, mani sulle mie tette, bocca sulla mia. ‘Cazzo, ti guardavo da giorni’, ha ringhiato, spingendomi contro il muro del corridoio. Paura che i vicini sentissero, la vecchia del piano di sotto sempre con l’orecchio teso. Ma l’eccitazione era troppa. L’ho portato sul balcone, nel buio relativo, la luce dell’appartamento di fronte che ci illuminava a intermittenza. ‘Qui? Sei pazza?’, ha sussurrato, ma già mi palpava il culo. ‘Sì, fottimi qui, fammi urlare’, ho risposto, girandomi, mani sulla ringhiera, figa esposta alla corte. Lui ha tirato giù i pantaloni, cazzo duro come ferro, e me l’ha ficcato dentro di colpo, bagnata fradicia. ‘Ahhh, sììì!’, ho gemuto piano, lui che pompa forte, palle che sbattono sul mio clito. ‘Piano, cazzo, ci vedono!’, ma spingevo indietro, volendo di più. Mi ha preso i capelli, ‘Sei una puttana da balcone’, e mi ha scopato senza pietà, alternando figa e culo, lubrificato dal mio succo. Ho sentito un rumore, una finestra che si apre di lato? Paura mista a godimento, ho stretto il suo cazzo col culo, venendo forte, schizzi che colano sulle piastrelle. Lui ha grugnito, scaricando fiotti caldi dentro di me, rischiando di cadere.

Ci siamo ritratti ansimanti, sudati, lui che si riveste di fretta. ‘Non dire niente’, ha bisbigliato, un bacio rubato prima di svanire giù per le scale. Io dentro, gambe che tremano, figa e culo che pulsano, il suo sperma che cola. Ho chiuso il balcone, ma ora ogni luce accesa nella corte mi fa fremere. Quel segreto carnale ha cambiato tutto: i vicini non sono più solo facce anonime, sono potenziali complici o spie. Ogni finestra è un invito proibito, e io? Io sono pronta a riaprire la mia.

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