Dio, questo caldo a Milano è da morire. Da due settimane sudo come una matta nel mio appartamento al terzo piano. Io sono Sofia, 48 anni, curve generose, capelli neri mossi. Ogni sera, caffè in mano sul balcone, sbircio di là. L’appartamento di fronte, luci basse, tende socchiuse. Lui, il Dottor Marco, mio vicino da anni, dentista sulla cinquantina. Bello, spalle larghe, occhi verdi. Lo vedo curvo sul lettino, camicia sbottonata, sudore che gli cola sul petto peloso. Una sera, rideau che si muove piano. Sta con una paziente, mani in bocca a lei, ma i suoi occhi… escono, fissano qui. Io arrossisco, ma non mi sposto. Sento la fica bagnarsi. Passa una macchina in strada, clacson lontano. L’odore del mio caffè si mischia al caldo umido.

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Prendo coraggio, telefono per un appuntamento. ‘Vieni stasera, Sofia, ultimo paziente,’ dice con voce bassa. Entro nel suo studio al piano terra, persiane mezze aperte, aria ferma. ‘Fa un caldo cane,’ borbotta, asciugandosi la fronte. Mi siedo sul lettino, apro la bocca. Le sue dita forti dentro, sfiorano la lingua. ‘Sei tesa,’ mormora, occhi nei miei. Sento il suo respiro sul collo. ‘Qui non c’è aria,’ dice, e si slaccia la camicia. Torso nudo, muscoli tesi, capezzoli duri. Io fisso, boccheggio. ‘Ti dà fastidio?’ No, cazzo, mi eccita. ‘Mettiamoci comodi,’ sussurra. Io esito, poi slaccio la blusa. Niente reggiseno, tette pesanti che rimbalzano fuori, capezzoli rosa eretti. Lui ansima. ‘Cristo, Sofia…’ Mani che tremano, mi tocca un seno, pollice sul capezzolo. ‘È proibito, siamo vicini,’ dico io, ma la fica pulsa.

Sguardi Caldi dalla Finestra

Non resiste più. Chiude la porta, ma le persiane filtrano luce di strada. Mi sdraio nuda sul lettino, lui si cala i pantaloni. Cazzo grosso, venoso, cappella viola gonfia, già bagnata di pre-sborra. ‘Guardami,’ ansima, pompandomelo in mano. Io lo lecco, lingua sulla cappella, assaggio il sale. ‘Succhia, troia,’ ringhia piano. Lo prendo in bocca, gola profonda, bava che cola. Lui mi afferra i capelli, spinge. ‘Le tue tette… le sogno da mesi.’ Me le strizza, le succhia forte, morde i capezzoli. Io gemo, ‘Piano, i vicini!’ Fuori, passi in cortile, voci lontane. Paura mista a eccitazione, figa che cola su lenzuola. Mi gira, lecca la fica. Lingua dentro, succhia il clitoride gonfio, dita che scavano il buco fradicio. ‘Sei una fontana,’ ride. Io urlo piano, vengo tremando, schizzi caldi.

Sesso Selvaggio e il Terrore di Essere Visti

Mi monta sopra, cazzo che spacca la fica in due. ‘Prendilo tutto,’ grugnisce, palle che sbattono sul culo. Io lo cavalco, tette che ballano, unghie nella schiena. ‘Più forte, scopami!’ Sudore ovunque, odore di sesso pesante. Fuori, luce di un’auto illumina le persiane, ombre danzano. ‘Se ci vedono…’ ansimo, ma spingo di più. Lui mi ribalta, missionario brutale, cazzo che martella il collo dell’utero. ‘Ti riempio,’ geme. Sborra bollente, fiotti dentro, trabocca. Io vengo di nuovo, fica che strizza.

Ci rivestiamo in fretta, baci rubati. ‘Il nostro segreto,’ sussurra, mano sul mio culo. Esco, aria fresca della notte, gambe molli. Ora guardo la coproprietà diversa: ogni finestra un possibile fuoco. Quel brivido… non vedo l’ora di ricascarci.

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