Ero sul balcone, caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazza. La sera calava piano su Roma, un’auto passò lenta in strada, rombando piano. Di fronte, l’appartamento del giovane vicino, Luca, luce tamisée che filtrava dal rideau semiaperto. Lo vidi. Sdraiato sul letto, pantaloni abbassati, mano che pompava quel cazzo duro, grosso. Mi bloccai. Il rideau si mosse appena, come se sapesse. Cuore che batteva forte, fica che si bagnava all’istante. Da giorni lo spiavo, quel ragazzo di vent’anni, muscoloso, solo dopo la morte della madre. Ieri l’avevo incrociato sulle scale, sorriso timido, occhi che scivolavano sul mio culo stretto nei jeans.
Non resistevo più. Mi sporsi, balcone aperto, brezza calda sulla pelle. Lui alzò lo sguardo, mi vide. Si fermò, cazzo in mano, eretto e lucido. Un sorriso malizioso. ‘Sofia, vero? Ti piace lo spettacolo?’ gridò piano, voce roca. Arrossii, ma la fica pulsava. ‘Vieni qui, fammi vedere meglio,’ risposi, voce tremante. Lui esitò, guardò la strada vuota, poi saltò sul suo balcone. Due metri di distanza, mani che si sfioravano sul parapetto. ‘Sei una troia voyeur, eh?’ disse ridendo basso. Le sue dita sfiorarono la mia coscia, sotto la gonna leggera. ‘E tu un porco con quel cazzo enorme,’ mormorai, afferrandolo. Prossimità proibita, vicini che potevano spiare dalle finestre buie.
Lo Sguardo che Accende il Fuoco
Non ce la facemmo più. Lo tirai dentro, porta socchiusa sul balcone, luce fioca dal lampione. Lo spinsi contro il muro, ginocchia a terra. ‘Fammi assaggiare,’ dissi, bocca sulla cappella gonfia, saliva che colava. Lo succhiai forte, lingua che leccava le vene pulsanti, palle pesanti in mano. ‘Cazzo, Sofia, sei una maiala,’ gemette lui, mani nei miei capelli. Mi alzai, gonna alzata, mutande da parte. ‘Scopami ora, ficcalo dentro.’ Mi girai, mani sul parapetto, culo in fuori. Lui entrò di colpo, cazzo spesso che spaccava la fica fradicia. ‘Ahhh, sì, più forte!’ urlai piano, paura che i vicini sentissero. Spinte violente, palle che sbattevano sul mio clito, succo che gocciolava sulle cosce. Un’auto passò, fari che illuminavano noi nudi, esposti. ‘Se ci vedono, ci fottono,’ ansimò lui, ma accelerò, mano sul mio culo, dito che spingeva nel buco stretto.
La Scopata Selvaggia col Rischio di Essere Visti
‘Nel culo no, troia,’ rise, ma continuò a fottermi la fica, pollice che massaggiava l’ano. Venni forte, pareti che stringevano il suo cazzo, urlo soffocato. Lui esplose dentro, sborra calda che mi riempiva, colava fuori. Restammo lì, ansimanti, corpi sudati uniti. ‘Cazzo, che scopata,’ disse lui, baciandomi il collo.
Tornammo dentro piano, luce spenta. Ci rivestimmo in silenzio, sguardi complici. ‘Non dirlo a nessuno,’ sussurrai. Lui annuì, uscì con un bacio. Ora ogni volta che lo vedo sul balcone, o passo davanti alla sua porta, sento la fica formicolare. Il quartiere è cambiato: ogni finestra un segreto, ogni vicino un possibile amante. L’adrenalina mi eccita da morire. Chissà domani…