Ero sul balcone con il caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazza. Era una sera d’estate, calda, umida. La luce tamisée dell’appartamento di fronte filtrava dal rideau semi-chiuso. L’ho notato subito, quel movimento leggero… il rideau che si spostava appena. Lui era lì, il vicino, Marco, quel tipo muscoloso con i capelli neri e gli occhi penetranti. Lo vedevo di profilo, torse nudo, sudato, che si passava una mano sul petto.
Mi sono sentita formicolare. Avevo la vestaglia leggera aperta, niente sotto. La mia fica era liscia, appena epilata quel giorno dall’estetista. Mi ero guardata allo specchio per ore, toccandomi, eccitata da quella pelle nuda, esposta. ‘Dio, sembri una troia’, mi ero detta ridendo. Ora, con lui che spiava, il cuore mi batteva forte. Una macchina è passata in strada, rombando piano, e io ho lasciato cadere la vestaglia un po’. Ho finto di stirarmi, arcuando la schiena, sapendo che mi vedeva le tette piccole, i capezzoli duri.
Lo Sguardo Proibito dal Balcone
I nostri sguardi si sono incrociati. Lui ha sorriso, malizioso, e ha abbassato lo sguardo sul mio basso ventre. Sapeva. Io ero bagnata fradicia, la fica che pulsava. ‘Vieni a prendertela’, pensavo, mordendomi il labbro. Il proibito del vicinato mi mandava in tilt: e se qualcun altro guardava? La signora del piano di sopra, con le sue tende sempre aperte? L’adrenalina saliva, mista a paura.
Non ce l’ho fatta più. Ho spalancato la vestaglia, mostrandogli tutto: la fica glabra, le labbra gonfie che luccicavano. Lui ha afferrato il telefono, ma no… era il suo cazzo, lo tirava fuori dai pantaloni. Lungo, duro, venoso. Si segava piano, fissandomi. Io mi sono toccata, aprendo le labbra con le dita, mostrando il clitoride turgido. ‘Cazzo, sì…’, ho sussurrato, il caffè dimenticato sul tavolino.
Poi è sparito. Paura? No, bussavano alla porta. Ho aperto, nuda, tremante. ‘Non resisto più’, ha ringhiato buttandosi dentro. Mi ha spinta contro il muro del soggiorno, la finestra aperta sul balcone. ‘Ti ho vista, troia, con quella fica da bambina’. Le sue mani ruvide sulle mie tette, pinchando i capezzoli. Io gemevo, ‘Shh, i vicini…’, ma lui rideva, ‘Che sentano come ti fotto’.
La Scopata Selvaggia con Rischio di Essere Visti
Mi ha girata, faccia al vetro. Il balcone illuminato dalla luna, la strada sotto. Ha slacciato i jeans, il cazzo bollente contro il mio culo. ‘Apri le gambe’. L’ho fatto, la fica fradicia che colava. È entrato di colpo, tutto dentro, riempiendomi. ‘Cazzo, che stretta! Epilata per me?’. Pompava forte, schiaffeggiando, i coglioni che sbattevano. Io urlavo piano, ‘Più forte, scopami la fica!’, aggrappata alla finestra. Sentivo i suoi dita sul clitoride, strofinando rude, facendomi contrarre.
‘Guarda fuori, magari ci vedono’, ansimava lui, tirandomi i capelli. Paura vera: luci accese di fianco, ombre che si muovevano. Ma l’eccitazione vinceva. Mi ha fatto inginocchiare, ‘Succhia’. Il cazzo in bocca, salato di fica, l’ho ingoiato fino in gola, sbavando. Lui mi scopava la faccia, ‘Brava puttana’. Poi di nuovo in piedi, contro il vetro: mi ha leccato la fica da dietro, lingua dentro, succhiando il clitoride fino a farmelo gonfiare. ‘Vieni, spruzza!’. Ho esploso, schizzi sul pavimento, gambe che tremavano.
Mi ha ributtata sul divano, gambe spalancate. ‘Ora ti riempio’. Pompate violente, il cazzo che pulsava. ‘Sborro dentro!’. Caldo, denso, mi ha inondata. Io venivo di nuovo, stringendolo, urlando il suo nome.
Dopo, ansimanti, sudati. Si è rivestito in fretta. ‘Domani di nuovo?’. Ho annuito, la fica che gocciolava seme. Ha uscito, bacio rubato. Io ho chiuso la finestra, ma il cuore ancora batteva. Ora ogni volta che vedo una luce accendersi nel palazzo, sorrido. Questo segreto ci lega tutti, invisibile, carnale. La coproprietà non è più la stessa: piena di fica bagnata e cazzi duri nascosti.