Ero sul mio balcone, sorseggiavo un caffè forte, l’odore che mi riempiva le narici. La sera calava piano su Roma, luci tamise negli appartamenti intorno. Dall’altra parte della corte, lui. Il vicino del terzo piano, quel tipo sulla ventina, magro ma con un cazzo che si intravedeva nei pantaloni stretti. Lo vedevo sempre solo, con quel suo quaderno in mano, a scarabocchiare. Come se disegnasse me.
Ieri sera… dio, il cuore mi batte ancora forte. Ero in vestaglia leggera, nuda sotto, il tessuto che sfregava sui capezzoli duri. Mi appoggio alla ringhiera, fingo di fumare. Ma so che mi guarda. La sua finestra è socchiusa, la tenda si muove appena… un fruscio. Alzo lo sguardo, i nostri occhi si incatenano. Lui arrossisce? No, sorride timido, ma il suo sguardo è fame pura. Io non distolgo gli occhi. Apro un po’ la vestaglia, lascio intravedere una tetta. Il suo quaderno cade per terra. Cazzo, l’ho preso.
Lo Sguardo Che Ha Acceso Tutto
La tensione sale. Prossimità maledetta, muri sottili, vicini ovunque. Sento una macchina passare in strada, clacson lontano. Lui si alza, si avvicina alla finestra. Io mi giro, gli mostro il culo sodo, la vestaglia che scivola. Le sue luci si spengono piano, ma so che è lì, a fissarmi. Il mio clitoride pulsa, bagnata fradicia. ‘Vieni qui’, bisbiglio tra me, ma lui sente? No, è il vento. O il desiderio che mi fa impazzire.
Non resisto. Mi tocco piano, dita sulla fica gonfia, mentre lo guardo. Lui… oh merda, si slaccia i pantaloni. Tira fuori quel cazzo duro, grosso, venoso. Si sega piano, occhi fissi su di me. Io gemo piano, ‘Sì, guardami, porco’. La paura che mia zia al piano di sotto senta… ma l’eccitazione è troppa. Vengo in silenzio, tremando.
Poi, il crack. Bussa alla porta. ‘Chi è?’, dico fingendo sorpresa. ‘Sono io, dal 3B… non ce la faccio più’. Apro, nuda, lo tiro dentro. ‘Cazzo, sei tu che mi facevi impazzire’, ringhia afferrandomi le tette. Lo spingo contro il muro, gli infilo la lingua in bocca. ‘Scopami qui, vicino alla finestra, che ci vedano tutti’.
La Scopata Cruda e il Rischio di Essere Visti
Lo porto sul balcone, buio ma rischiarato dalla luna. Lo faccio inginocchiare, ‘Lecca la mia fica bagnata’. La sua lingua è fuoco, entra dentro, succhia il clitoride. Gemo forte, ‘Più forte, cazzo!’. Sento passi in corte… un vicino? Paura mista a goduria. Lui si alza, mi gira, mi sbatte contro la ringhiera. ‘Prendo quel culo stretto’. Il suo cazzo spinge, entra tutto in un colpo nella fica. ‘Aaaah, sì, spaciami!’.
Mi scopa selvaggio, colpi profondi, palle che sbattono. ‘Sei una troia esibizionista’, ansima. ‘Sì, e tu il mio stallone voyeur’. Lo cavalco, tette che ballano, sudore che cola. La tenda di fronte si muove… qualcuno ci guarda? ‘Non fermarti, sborra dentro!’. Lui esplode, fiotti caldi che mi riempiono. Io vengo urlando piano, corpo scosso.
Ci ritirammo dentro, ansimanti. ‘Questo è il nostro segreto’, sussurrò baciandomi. Ora, ogni luce in corte ha un sapore nuovo. Quei muri non sono più barriere, sono inviti. Il quartiere è il mio playground erotico. Domani, lo rifacciamo. Con più rischi.