Ero sul balcone con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida di Roma. La macchina passò lenta in strada, fari che sfiorarono le tende. Dall’appartamento di fronte, la luce tamisée filtrava appena, il rideau si mosse piano. Lui, Marco, il vichino single da un mese, era lì. Camicia aperta, pantaloni giù, cazzo in mano. Si segava piano, occhi fissi sulla mia finestra. Cazzo, mi ha vista. Il mio cuore ha fatto bum. Ho sentito la fica pulsare, mutande già umide. Non mi sono mossa, l’ho lasciato guardare i miei capezzoli duri sotto la canottiera sottile.

Mi ha sorriso, mano che pompava più veloce. Ho esitato, ma l’adrenalina mi bruciava. Ho aperto un po’ la porta finestra, lasciando che la brezza mi alzasse la gonna. Lui ha annuito, come a dire ‘vieni’. La vicina di fianco russava, luce spenta, ma se si svegliava? Il proibito mi eccitava da morire. Ho attraversato piano, cuore in gola, bussai piano. Aprì subito, sudato, cazzo ritto che spuntava dai boxer. ‘Sofia, finalmente’, mormorò, tirandomi dentro.

Lo Sguardo che Mi Ha Bagnata

Mi spinse contro il muro, bocca sulla mia, lingua dentro come un animale. ‘Ti guardo da giorni, la tua fica mi fa impazzire’, ringhiò. Le sue mani giù, gonna alzata, mutande strappate. Due dita nella mia passera bagnata, ‘Cazzo, sei fradicia’. Gemevo piano, paura che i vicini sentissero. Lo spinsi sul divano, ginocchia a terra, gli presi il cazzo grosso in bocca. Saliva che colava, lo succhiavo profondo, palle in mano. ‘Brava troia, succhia forte’, ansimava. Lo leccavo dalle palle alla cappella, lingua che girava.

Cazzo Duro e Fica Esplosa sul Balcone

Mi alzò, mi girò, fica esposta alla finestra aperta. ‘Fottimi qui, che ci vedano’, dissi eccitata. Cazzo dentro con un colpo, duro come ferro, mi riempì tutta. ‘Ahhh, sììì’, urlai piano. Mi scopava forte, pacche sul culo, ‘La tua fica stringe da morire’. Sudore che colava, odore di sesso nell’aria. Paura costante, una macchina passò, fari sul balcone vicino. Venni forte, spasmi, schizzi sulla sua verga. Lui tirò fuori, sborra calda sul mio culo, ‘Prendila tutta’.

Crollammo ansimanti, corpi appiccicosi. ‘Non dire niente’, sussurrò, baciandomi. Mi rivestii veloce, mutande rotte in tasca. Tornai a casa, gambe molli, fica che gocciolava ancora. Ora ogni volta che vedo Marco al parcheggio, o la sua luce accesa, rivivo quel cazzo dentro. Il quartiere è cambiato, pieno di segreti sporchi. Ogni finestra nasconde una fica o un cazzo pronto. L’adrenalina non svanisce, mi fa bagnare solo a pensarci.

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