Era una sera umida di fine estate, quel tipo di caldo che ti appiccica la pelle. Stavo sul balcone con una tazza di caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria. La luce del lampione tremolava di là, e la finestra dell’appartamento di fronte era socchiusa, il rideau bianco che si muoveva piano con la brezza. Sofia, la studentessa di venti anni, figlia della coppia del terzo piano. Viveva lì coi genitori, ma quella sera era sola.
La vidi al suo tavolo, illuminata da una lampada gialla. Indossava solo una canottiera leggera, gambe spalancate sul bordo della sedia. Non studiava, no. Una mano sotto la gonna corta, dita che scivolavano lente sulla fica. Il cuore mi saltò in gola. Così vicina, bastava sporgersi un po’. Proibito, eh? Ma non riuscivo a staccare gli occhi. Un’auto passò in strada, rombando piano, e lei sobbalzò, ma continuò. Gemette piano, un suono soffocato che mi arrivò dritto allo stomaco.
Lo Sguardo Proibito dalla Mia Finestra
Si bagnava di più, lo vedevo dal modo in cui la mano si muoveva veloce, il clitoride gonfio sotto le dita. ‘Cazzo, che troietta’, pensai, e sentii la mia fica pulsare. Mi appoggiai alla ringhiera, la vestaglia aperta quel tanto che bastava. Lei accelerò, tirò su la gonna: peli neri, labbra gonfie di umidità. Affondò due dita dentro, pompando, il succo che colava. Io mi toccai piano, il capezzolo duro contro il tessuto.
Poi aprì un cassetto, tirò fuori un vibratore rosa. Lo leccò, saliva che luccicava, e se lo spinse piano nella fica rasata a metà. Accese il motore, vibrazioni che sentivo quasi anch’io. Inarcò la schiena, ‘Oh sì…’, mugolò, tette che ballavano. Stavo per venire solo guardandola, il rischio che i suoi tornassero da un momento all’altro mi faceva impazzire.
Fu lì che sentii un rumore accanto. Marco, il vicino single del mio piano, sul suo balcone. Alto, muscoloso, occhi scuri. Mi fissava, un sorriso storto. ‘Alessandra, che spettacolo, eh?’, bisbigliò, la mano già sul pacco gonfio. Il suo cazzo premeva contro i pantaloni. ‘Vieni qui’, gli feci cenno, voce tremante. Lui saltò la ringhiera bassa in un secondo, mi spinse dentro casa, porta sbattuta.
L’Esplosione di Piacere con Marco
Mi strappò la vestaglia, ‘Cazzo, sei fradicia’, ringhiò, e mi buttò sul divano contro la finestra aperta. Mi aprì le cosce, lingua dritta sulla fica. Leccava forte, succhiava il clitoride, dita dentro che mi fottevano. ‘Ti ho vista, troia, ti tocchi pensando a lei?’, grugnì. Io gemevo, ‘Sì, e tu? Vuoi scoparmi mentre ci guardano?’. Lui si alzò, cazzo enorme fuori dai jeans, venoso, cappella rossa. Me lo sbatté in bocca, ‘Succhia, puttana’. Lo ingoiai deep, saliva che colava, lui pompava.
Poi mi girò, faccia contro il vetro. La finestra di Sofia ancora accesa, lei che veniva urlando col vibro. ‘Guarda, sta godendo’, dissi. Marco rise, ‘Adesso tocca a te’. Mi penetrò di colpo, cazzo duro fino in fondo, palle che sbattevano. Mi fotteva selvaggio, una mano sul collo, l’altra che mi strizzava il culo. ‘Se passa qualcuno…’, ansimai, eccitata dalla paura. Un vicino poteva affacciarsi, sentire i schiaffi, i gemiti. Lui accelerò, ‘Voglio sborrarti dentro, riempirti’. Io venni prima, fica che stringeva, urlai piano.
Lui esplose, sborra calda che mi inondava, gocciolava sulle cosce. Restammo lì, ansimanti, corpi sudati. Si ritirò piano, un bacio sul collo. ‘Non dire niente’, sussurrò. Ci rivestimmo in silenzio, lui uscì dal retro.
Ora, ogni sera, guardo le finestre. Sofia sorride se mi incontra in cortile, Marco mi fa l’occhiolino. La coproprietà non è più la stessa: ogni luce accesa nasconde un segreto carnale, e io? Io bramo il prossimo sguardo.