Era una sera d’estate umida, qui a Milano, sai? Balcone aperto, odore di caffè che saliva dal piano di sotto, misto a quel profumo di gelsomino dal cortile. Io in reggiseno e mutandine, sudata, sorseggiavo un bicchiere di vino bianco fresco. La finestra dell’appartamento di fronte, quello del vicino Marco, era socchiusa, luce fioca, tenda che si muoveva piano col venticello. Lui era solo, la moglie via per il weekend. L’ho visto. Seduto sul divano, pantaloni abbassati, cazzo in mano. Duro, grosso, vene gonfie. Si accarezzava lento, occhi chiusi, gemendo piano. Il cuore mi è partito. ‘Cazzo, che spettacolo’, ho pensato, le cosce che si stringevano da sole.

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Mi sono avvicinata alla finestra, fingendo di sistemare i vasi. Lui ha aperto gli occhi, mi ha beccata. Niente panico, ha sorriso, malizioso. Ha continuato, più forte, puntando il cazzo verso di me. Io? Mutande bagnate all’istante. ‘Ti piace, eh troia?’, ha mimato con le labbra. Ho annuito, mordendomi il labbro. La macchina che passa in strada, clacson lontano, adrenalina pura. Prossimità proibita, vicini da anni, saluti cortesi in ascensore, ora questo. Desiderio che monta, tette che si induriscono, fica che pulsa. ‘Vieni qui’, ha detto a voce bassa, facendomi cenno.

Lo Sguardo Che Brucia

Non ce l’ho fatta a resistere. Sono scesa, balcone comune, lui già lì, in boxer, cazzo che sporgeva. ‘Ti ho vista, puttana’, mi sussurra, mano sul mio culo. Bacio bagnato, lingue che si divorano. Paura che qualcuno esca, luce del palazzo che illumina tutto. Mi strappa le mutande, dita dentro la fica fradicia. ‘Sei una zoccola voyeur, eh?’, ride. Io gemo, ‘Sì, scopami, cazzo’. Mi piega sul parapetto, cazzo che entra di colpo, duro come ferro. ‘Aaaah! Piano, porco!’, ma spingo indietro, voglio tutto. Pompa forte, palle che sbattono sul mio clito, tette che oscillano libere.

L’Esplosione di Piacere

‘Guarda di là, se ci vedono?’, ansimo io, eccitata da morire. ‘Meglio, che vedano come ti riempio la fica’, ringhia lui, afferrandomi i fianchi. Mi scopa senza pietà, succhia i capezzoli, morde il collo. Io vengo prima, schizzi sulla piastrella, ‘Sto venendo, cazzooo!’. Lui non molla, mi gira, gambe aperte contro il muro. Cazzo dentro ancora, profondo, mi spacca. ‘Prendilo tutto, vicina di merda’. Sborra dentro, caldo, tanto, gocciola giù. Gemiti soffocati, sudore ovunque, odore di sesso nell’aria.

Ci rivestiamo di fretta, risate nervose. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurra, bacio ultimo. Torno su, finestre chiuse, ma il segreto brucia. Ora ogni luce accesa nel palazzo mi fa fremere. La coproprietà? Un nido di voglie nascoste. Marco mi saluta con l’occhio complice, e io? Già sogno il bis, col rischio di occhi indiscreti.

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