Ero sul mio balcone, con la tazza di caffè in mano, l’odore forte che mi saliva dal naso. La sera calava piano su Roma, le luci dei lampioni tremolavano. Di fronte, nell’appartamento di Marco, il vicino single che salutavo sempre con un sorriso finto, la finestra era socchiusa. Il rideau si muoveva appena, come se respirasse. L’ho visto. Lui, in mutande, sudato dopo la palestra, si passava una mano sul petto. I muscoli tesi, il pacco che gonfiava il tessuto. Cazzo, non resistevo più a spiarlo da settimane.
Un rumore di macchina in strada, giù, mi ha fatto sobbalzare. Ma lui? Ha alzato lo sguardo. I nostri occhi si sono incastrati. Attraverso i vetri, a dieci metri. Ha sorriso, malizioso. Io? Ho lasciato cadere la tazza, il caffè che schizzava sul pavimento. Il cuore mi batteva forte, l’eccitazione saliva come un’onda. ‘Ti vedo, puttana’, ho pensato. Lui ha abbassato le mutande, piano. Il cazzo semi-duro, grosso, venoso. Si è toccato, lento, guardandomi. Io mi sono morsa il labbro, le mutandine già bagnate. L’interdetto del vicinato, cazzo, mi faceva impazzire. Una vicina qualunque poteva passare, sentire.
Lo Sguardo che Accende Tutto
‘Vieni qui’, ha mimato con la bocca. Io ho annuito, tremante. Sono uscita sul balcone, la camicetta sbottonata quel tanto. Lui ha fatto lo stesso, il suo balcone minuscolo, diviso dal mio da un muretto basso. ‘Sei una troia voyeur, eh?’, ha sussurrato, saltando agilmente da me. Le sue mani grosse sulle mie tette, subito. ‘Sì, scopami guardandoti da sempre’, ho gemuto, tirandogli giù i boxer del tutto. Il suo cazzo duro come ferro, pulsava contro la mia pancia.
Mi ha girato, schiacciandomi contro la ringhiera. ‘Guarda se passa qualcuno’, ha ringhiato, alzandomi la gonna. Niente mutande sotto, figa rasata fradicia. Ha infilato due dita, ‘Cazzo, sei un lago’. Io ansimavo, ‘Leccami prima’. Si è inginocchiato, lingua dentro, succhiando il clitoride gonfio. Il rumore di un’auto lontana, luci che sfrecciavano. Paura e goduria pura. ‘Se ci vedono…’, ho detto. ‘Meglio, troia’. Poi in piedi, mi ha penetrata di colpo. Il suo cazzo enorme che mi spaccava, colpi secchi, ‘Prendilo tutto, vicina di merda’. Io urlavo piano, ‘Più forte, fammi venire’. Sudore che colava, palle che sbattevano sul mio culo. Mi teneva i capelli, pompava come un animale.
La Scopata Selvaggia sul Balcone
‘Girati, succhialo’. L’ho preso in bocca, profondo, gola piena. Sapore salato, vene che pulsavano. ‘Sto per venire’, ha grugnito. No, ‘Dentro di me’. Mi ha ributtata sulla ringhiera, figa spalancata. Ha spinto, urrendo, sborra calda che mi riempiva, traboccava sulle cosce. Io venivo con lui, tremando, un orgasmo che mi squassava.
Poi silenzio. Ansimi che si calmavano. Lui mi ha baciato il collo, ‘Bel segreto, eh?’. Io ho riso piano, pulendomi con la mano. ‘Ora ogni finestra mi eccita’. È tornato sul suo balcone, un ultimo sguardo complice. Dentro, luce spenta. Il quartiere? Non è più lo stesso. Ogni vicino nasconde una figa o un cazzo pronto a esplodere. E io? Aspetto il prossimo sguardo.