Ero sul balcone con una tazza di caffè fumante, l’odore forte che mi riempiva le narici. La sera calava piano sul condominio, luci tamise negli appartamenti intorno. Dall’altra parte della corte, la finestra di Luca, il ragazzo del terzo piano. Vent’anni appena, alto, con quel corpo atletico da palestra. Lo vedevo spesso, e ultimamente… i nostri sguardi si incrociavano. Ehm, sì, proprio così.
La tenda si mosse appena, un fruscio leggero. Lui era lì, in mutande, la luce della lampada che gli accendeva la pelle. Io avevo solo una vestaglia leggera, aperta quel tanto che bastava. Sentii una macchina passare in strada, rombo basso, e il cuore mi batté forte. Mi piaceva, cazzo, quel brivido. Sapevo che mi guardava, e io… io gli facevo vedere le tette sode, i capezzoli duri contro il tessuto sottile. Lui si toccò, piano, e io sorrisi tra me. Proibito, eh? Vicini, così vicini, ma questo… questo era nostro.
Sguardi Rubati e Desiderio Crescente
Passarono giorni. Sul pianerottolo, ‘Buonasera Sofia’, con la voce che tremava un po’. Io, bruna con i capelli lunghi fino alle chiappe, tacchi alti anche in casa per far risaltare le gambe. ‘Entra un attimo, Luca, prendi un caffè’. Lui esitò, ma entrò. Odore di lui, fresco, giovane. Parlammo di cazzate, ma gli occhi… oh, quegli occhi mi mangiavano. La mamma sua era via, lo sapevo. Tensione elettrica, proibita dal vicinato.
La porta si chiuse piano. Lo guardai, ‘Ti ho visto, sai? Dalla finestra’. Arrossì, balbettò. Mi avvicinai, dita sul suo petto. ‘Shh, non dire niente’. Lo spinsi sul letto, lo cavalcavo già con la mente. La vestaglia cadde, tette libere, fica che pulsava. Lui duro come pietra nei pantaloni. ‘Sofia… cazzo…’. Lo baciai, lingua dentro, mani che slacciavano.
La Scopata Intensa col Rischio di Essere Scoperti
Nuda su di lui, pelle fresca contro la sua calda. Gli presi il cazzo in mano, grosso, venoso, cappella gonfia. ‘Mmm, bello duro per me’. Lo strofinai sulla mia fica bagnata, labbra gonfie che lo accoglievano. Sentii un rumore fuori, passi nel corridoio? Merda, un altro vicino? L’adrenalina mi fece sgocciolare di più. Mi abbassai piano, lo ingoiai tutto, bocca piena, saliva che colava. Lui gemette, ‘Oh porca… troia…’. Lo succhiai forte, lingua sul frenulo, palle in mano.
Mi girai, a pecorina, ‘Prendimi, Luca, scopami la fica’. Lui entrò di colpo, cazzo che mi sfondava, umida e stretta. ‘Cazzo, che figa calda!’, grugnì. Pum pum, colpi secchi, tette che ballavano. Guardai la finestra aperta, tenda che sbatteva leggera, luce dall’appartamento di fianco. Se ci vedevano? ‘Più forte, non fermarti!’, urlai piano. Mi prese i fianchi, mi martellava, clac clac contro il culo. La fica schizzava, orgasmo che saliva. ‘Vengo… vengo dentro?’, ansimò. ‘Sì, riempimi la fica di sborra!’. Esplose, caldo dentro, io tremai, venni urlando nel cuscino.
Ci accasciammo, sudati, odore di sesso nell’aria. Un’auto passò di nuovo, fari che sfiorarono la stanza. Lui mi baciò il collo, ‘Cazzo, Sofia, incredibile’. Io sorrisi, ‘Il nostro segreto, eh?’. Il mattino dopo, sul balcone, caffè in mano, lo vidi uscire. Sguardo complice, sorriso. Il condominio ora era diverso: ogni finestra un possibile peccato, ogni vicino un brivido. Quel segreto carnale mi aveva cambiata, mi eccitava da morire.