Il cuore mi batte forte mentre apro la porta del balcone. L’aria della sera è tiepida, profuma di gelsomino e di erba tagliata di fresco. Mi sporgo appena, fingendo di annaffiare le piante, ma i miei occhi sono già fissi sulla finestra illuminata della casa accanto. Quella di Marco.
«Sei già lì, vero?» sussurro tra me, con un sorriso nervoso. Da tre settimane è sempre la stessa storia. Ogni sera alle otto e mezza lui appare, camicia sbottonata, capelli ancora umidi dopo la doccia. E ogni sera io sono qui, in questa vestaglia di seta troppo leggera, a fingere di non guardare.
La luce della sua camera si accende. Lo vedo entrare, parlare al telefono. La voce arriva attutita ma chiara nell’aria immobile del vicinato.
«Sì, mamma, sto bene. No, non ho ancora trovato una ragazza fissa. Smettila di insistere.» Ride, una risata bassa che mi fa stringere le cosce. Appoggia il cellulare sul comodino e inizia a slacciarsi i jeans. Lentamente. Come se sapesse che qualcuno lo sta osservando.
Mi mordo il labbro. La vestaglia scivola un po’ sulla spalla. Non la sistemo.
«Cazzo, quanto è bello,» mormoro. Le sue spalle larghe, la schiena definita dal nuoto che fa tre volte a settimana. Lo so perché lo sento tuffarsi in piscina tutte le mattine alle sei. E lo sento anche quando torna, quando canticchia sotto la doccia.
Marco si volta verso la finestra. Per un attimo i nostri sguardi si incrociano. O forse è solo la mia immaginazione. Abbasso gli occhi di scatto, fingendo di sistemare una foglia secca. Quando li rialzo, lui ha tolto i jeans. Indossa solo i boxer neri. Il tessuto aderisce perfettamente. Deglutisco.
Il telefono squilla di nuovo. Questa volta risponde con voce diversa, più calda.
«Ehi, Sara… Sì, sono solo. Tu?» Una pausa. Sorride. «No, non sto guardando niente di particolare. Solo… la vista dalla finestra.»
Il mio respiro accelera. Sta parlando di me? Sa che sono qui? Le mie dita stringono il vaso di terracotta fino a farsi male.
Marco si siede sul bordo del letto, di fronte alla finestra. Le gambe aperte. La mano destra scende lentamente sul tessuto dei boxer. Lo accarezza. Una volta. Due. Il rigonfiamento diventa evidente.
«Sara, se solo sapessi cosa sto guardando in questo momento…» dice al telefono, la voce roca. «Una vicina molto curiosa. Capelli castani, occhi grandi, bocca che sembra fatta per… beh, lo sai.»
Le mie guance bruciano. Non può essere. Eppure resto immobile, ipnotizzata. La vestaglia si apre del tutto sul davanti. I capezzoli sono duri contro la seta fredda.
«Vuoi che ti descriva cosa farei se fosse qui?» continua lui. La mano entra nei boxer. Lo vedo muovere il polso con ritmo lento. «La farei entrare dal balcone. Le direi di togliersi quella vestaglia trasparente che indossa sempre la sera.»
Il cuore mi esplode nel petto. Sa tutto. Da quanto tempo?
«La bacerei sul collo mentre le sue mani mi toccano,» dice ancora, gli occhi fissi sulla mia finestra. «Poi la farei inginocchiare. Ha una bocca così invitante…»
Non resisto più. La mano sinistra scende tra le mie gambe. Sono bagnata. Terribilmente bagnata. Infilo due dita dentro di me con un gemito soffocato.
Marco si alza. Si avvicina alla finestra. I boxer scendono. Il suo sesso è grosso, duro, venato. Lo stringe nella mano mentre parla.
«Sara, devo riattaccare. Ho… una cosa urgente da fare.» Chiude la chiamata senza aspettare risposta. Poi alza la voce, abbastanza perché io senta chiaramente attraverso i dieci metri che separano i nostri balconi.
«Vieni qui, vicina. Non fingere più. So che mi guardi da settimane.»
Le mie dita si fermano. Il respiro è corto.
«Non… non so di cosa parli,» rispondo con voce tremante, ma non mi muovo.
Lui sorride. Un sorriso pericoloso.
«Allora chiudi gli occhi e continua a toccarti mentre ti guardo. Oppure vieni qui e lo facciamo insieme. Scegli.»
Il silenzio tra noi è denso, elettrico. Sento il suo sguardo sul mio corpo semi-nudo. La vestaglia è completamente aperta ormai. I seni esposti, le gambe leggermente divaricate.
«Non posso… mio marito rientra tra un’ora,» dico, ma la mia voce tradisce il desiderio.
«Un’ora è più che sufficiente,» risponde lui, accarezzandosi lentamente. «Vieni. Voglio vederti da vicino. Voglio sentire quanto sei bagnata mentre mi guardi.»
Mi tremano le gambe. Faccio un passo indietro, poi uno avanti. Il balcone di legno scricchiola sotto i miei piedi nudi.
«Come ti chiami?» chiede all’improvviso.
«Elena,» sussurro.
«Elena… bel nome. Ora dimmi, Elena, vuoi che ti scopi contro la finestra mentre tuo marito potrebbe arrivare da un momento all’altro? O preferisci entrare e metterti in ginocchio come nella mia fantasia?»
Le sue parole sono come fuoco liquido. Chiudo gli occhi un secondo. Quando li riapro, ho già scavalcato la ringhiera del balcone. I piedi nudi toccano il suo balcone. La vestaglia scivola a terra.
Marco mi guarda dalla testa ai piedi. I suoi occhi sono famelici.
«Cazzo, sei ancora più bella da vicino,» mormora. Allunga una mano, mi sfiora un capezzolo. Rabbrividisco violentemente.
«Toccami,» dico, la voce quasi rotta. «Toccami prima che cambi idea.»
Le sue dita scendono tra le mie cosce. Due entrano dentro di me senza preavviso. Gemo forte, aggrappandomi alle sue spalle.
«Sei fradicia,» ringhia contro il mio orecchio. «Da quanto tempo mi desideri, Elena?»
«Da… da quando ti ho visto la prima volta,» confesso mentre le sue dita entrano ed escono con ritmo sempre più rapido. «Ogni sera… ti guardavo…»
Mi bacia. Un bacio rude, possessivo. La sua lingua invade la mia bocca mentre il pollice preme sul clitoride. Sto per venire già così, in piedi sul suo balcone, completamente nuda.
«Dentro,» supplico contro le sue labbra. «Portami dentro.»
Mi solleva come se non pesassi niente. Le mie gambe gli circondano i fianchi. Sento il suo sesso duro premere contro di me mentre attraversiamo la porta finestra.
Mi getta sul letto. Si posiziona sopra di me. I suoi occhi non lasciano mai i miei.
«Dimmi che lo vuoi,» ordina.
«Lo voglio. Ti voglio dentro di me. Adesso.»
Entra con una sola spinta profonda. Urlo. È grosso, mi riempie completamente. Inizia a muoversi, forte, senza pietà. Il letto sbatte contro il muro.
«Più forte,» imploro, le unghie conficcate nella sua schiena. «Scopami più forte, Marco.»
Lui accelera. Ogni affondo è una scarica di piacere. Sento l’orgasmo arrivare come un’onda gigantesca.
«Sto per venire,» ansimo.
«Vieni guardandomi negli occhi,» ordina.
Lo faccio. L’orgasmo mi travolge mentre lo fisso. Urlo il suo nome. Lui continua a spingere, prolungando il mio piacere fino a farmi tremare.
Poi esce, mi gira sulla pancia e mi penetra di nuovo da dietro. Le sue mani stringono i miei fianchi con forza.
«Adesso tocca a me,» ringhia. I suoi movimenti diventano frenetici. Sento i suoi testicoli sbattere contro di me.
«Vieni dentro,» supplico, anche se so che non dovrei. «Riempimi.»
Con un grido rauco viene. Sento il suo seme caldo inondarmi. Collassa su di me, il respiro affannato sul mio collo.
Rimaniamo così per qualche minuto, sudati, ansimanti. Poi lui sussurra contro il mio orecchio:
«Domani sera. Stessa ora. E questa volta porta le manette che ho visto nel tuo cassetto la settimana scorsa.»
Sorrido nel cuscino, il cuore che ancora galoppa.
La notte è appena iniziata.